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L'APOSTOLATO

 

L’apostolato è un tema fondamentale per don Alberione. Negli articoli scritti nelle Circolari dal 1958 al 1971, il Fondatore enumera una serie di apostolati ed esalta l’apostolato della stampa come il più efficace, voluto da Dio e specifico del carisma paolino.

L’anima apostola è quell’anima che ama il Signore, di cui conosce gli attributi e i diritti di Creatore, di Redentore, di Santificatore; è quell’anima che ha meditato lungamente, che ha già lavorato molto per vincere i suoi difetti, per farsi santa; quell’anima che ha il cuore pieno di fede, di speranza dei beni eterni; quell’anima che osserva la povertà, la castità, l’ubbidienza e tutte le altre virtù, che ha purificato se stessa e riempito il proprio cuore di quell’amor divino che poi comunicherà agli altri. L’anima apostola ha compreso che abbiamo tutti un giudizio che ci attende, un’eternità che ci aspetta. Essa vorrebbe dire a tutti gli uomini: la via del male è larga, spaziosa, ma conduce all’inferno; la via stretta invece conduce al cielo bisogna passare per essa. L’anima apostola vorrebbe che l’inferno restasse vuoto e che tutti vivessero in modo da meritare il Paradiso.

Vi sono tre ordini di apostoli. Vi è l’apostolo per natura: Gesù Cristo; l’apostolo per vocazione e missione: Maria; poi vi sono coloro che partecipano all’apostolato di Gesù e Maria: sono tutti gli apostoli, dai Dodici a tutti quelli che compiono un ufficio, una missione per diffondere il Regno di Gesù Cristo.
I membri dei nostri Istituti hanno l’apostolato come impegno particolare: “Tutta la loro vita deve tradursi in apostolato”.
L’apostolato è di due specie: l’apostolato spirituale e l’apostolato attivo. Prima vi è l’apostolato spirituale, che comprende: l’apostolato della vita interiore con i santi desideri, l’apostolato della preghiera, della sofferenza e del buon esempio.
L’apostolato della vita interiore è la radice di ogni apostolato. è obbligatorio per tutti, tutti lo possono compiere, è sempre possibile. Consiste nel nostro lavoro speciale di santificazione di purificazione dal male, di unione a Gesù Cristo. Tale lavoro e zelo per la nostra anima susciterà il desiderio di salvare altre anime. L’apostolato della vita interiore è quell’impegno, desiderio, lavoro, sforzo continuato per arrivare alla santità; per dar gloria al Signore e per ottenere benedizioni; quella purificazione del cuore e aumento di meriti che ci farà salire più in alto, in Paradiso. È vero e faticoso lavoro, il più nobile, il più necessario, con conseguenze eterne.
Chi attende a rendere l’anima sempre più pura, sempre più bella, e si sforza di diminuire ogni giorno il numero delle mancanze e di correggere i suoi difetti; chi giorno per giorno ha l’impegno di compiere piccoli passi nella virtù della pazienza, nell’unione con Dio ecc., compie un vero apostolato.
La vita interiore è apostolato per due ragioni:
1) Perché l’anima che si sforza di raggiungere la santità, ottiene benedizioni in tutto l’ambiente in cui vive e nel mondo intero; aumenta la gloria a Dio, la gioia del Paradiso, libera le anime del Purgatorio, aiuta i moribondi; è come una calamita che attira i cuori a Dio. Anime contemplative che piacciono al Signore e sono potenti presso di Lui. Un’anima santa in un ambiente riscalda e trasforma l’ambiente, placa la giustizia di Dio, attira le compiacenze del Padre Celeste e lo induce ad avere pietà dei peccatori; contribuisce alla diffusione del Regno di Cristo; suscita apostoli e promuove altri apostolati.
2) L’anima di vita interiore compie un vero apostolato in virtù della Comunione dei Santi. Essa è nella Chiesa come il cuore che manda il sangue in tutte le membra e perciò tutti attingono il bene dalla sua santità.
L’anima che lavora per la sua santificazione non è una egoista che si chiude in se stessa, ma è operante, attiva per il bene degli altri; la sua vita non è oziosa, ma efficace e fruttuosa.
Le persone inferme o che non hanno attitudini e possibilità di spendersi nell’apostolato dell’azione, lavorino per la loro santificazione, offrano a Dio le loro sofferenze ed eserciteranno un apostolato ugualmente efficace. Conseguenza e frutto dell’apostolato della vita interiore sono i desideri santi, cioè il complesso di aspirazioni che ha un’anima buona per la salvezza del prossimo e per la gloria di Dio.
Cerchiamo il bene, facciamo tutto quanto ci è possibile; non sempre otterremo il risultato, ma non importa; il Signore ce ne darà la ricompensa come se lo avessimo ottenuto.
Si abbia il desiderio di arrivare a grande santità e poi ci si sforzi. Certo, non otterremo in un sol colpo, ma ogni giorno potremo progredire un poco. E intanto il desiderio è già un cammino, è già un merito. Maria è l’apostola dei santi desideri, poiché ella più di tutti desiderò che si compisse la Redenzione; è l’apostolato per eccellenza, poiché è modello della più eccelsa vita interiore, ed esercitò questo apostolato nella maniera più perfetta.
Anche l’apostolato della preghiera è obbligatorio per tutti, nel senso che tutti hanno il dovere di pregare per la salvezza altrui. L’apostolato della preghiera è l’offerta delle nostre orazioni, azioni, sofferenze per la maggior gloria di Dio e il maggior bene delle anime, nelle intenzioni che Gesù ha durante il sacrificio della Messa. Il primo fine dell’apostolato è difendere, promuovere la gloria di Dio, i diritti di Dio, la sua volontà: che dappertutto si diffonda il suo Regno.
L’apostolato della preghiera è onnipotente, perché mette la potenza di Dio a servizio dell’uomo. Questa onnipotenza viene impegnata quando si prega con umiltà di cuore e con vera fiducia. è possibile a tutti. Anche se si arrivasse a non poter più aprire la bocca, si possono ancora offrire a Dio le sofferenze. Anche l’atto di spirare è una preghiera grande: può essere la massima preghiera.
Di più: l’apostolato della preghiera ci rende attivi nel Corpo mistico di Cristo. Non dobbiamo essere membra morte o paralitiche, ma membra operanti nella Chiesa di Gesù Cristo.
L’apostolato della preghiera è uno dei principali doveri dell’anima consacrata a Dio.
Altro apostolato indispensabile e alla portata di tutti è l’apostolato della sofferenza. Ha delle parti essenziali e necessarie che sono quel complesso di pene, fatiche, dolori, difficoltà, incomprensioni che incontriamo nella nostra vita, compreso l’ultimo dolore, la morte: quando cioè faremo l’offerta di noi stessi, accettando il disfacimento del nostro corpo, la dimora nella tomba, le ambasce nel lasciare la terra e presentarsi al tribunale di Dio: culmine di tutte le pene.
Le pene in gran parte nascono da noi stessi, altre hanno origine da cose esteriori, vi sono sofferenze interne che nessuno conosce e sa comprendere: il cuore, le passioni, le cattive tendenze da mortificare. Vi sono sofferenze che ci vengono dall’esterno, da persone che vivono con noi, o da noi lontane; sofferenze che ci vengono dal tempo, dalle malattie, dalla morte dei nostri cari, dal distacco dalle persone che amiamo e ci amano. Sofferenze che ci vengono dai nemici. Ad esse si devono aggiungere penitenze e mortificazioni di libera scelta: i santi erano industriosi nel cercarle, ma prima hanno sopportato con gioia quelle mandate o permesse da Dio.
L’apostolato della sofferenza compiuta in silenzio è il termometro per distinguere se gli altri apostolati si esercitano con spirito retto, veramente per amor di Dio. Nell’apostolato della vita interiore, della preghiera, vi può essere un po’ di soddisfazione personale; nell’apostolato dell’esempio e dell’azione può infiltrarsi qualche scoria di amor proprio; ma quando un’anima è capace di soffrire nel nascondimento, e forse sa sorridere benché il cuore sanguina e l’anima è in angosce, allora non c’è dubbio: si tratta di vero amor di Dio.
L’apostolato della sofferenza si esercita anzitutto accettando tutte le croci che prepara Dio. Non andiamo a cercarcele da noi, perché quando le prepara Dio, ci prepara pure la forza necessaria. Allora Gesù è accanto a noi, ci aiuta a sopportarle e l’anima le porta con gioia, senza vanità, senza parlarne o lamentarsi. Poi accettarle con umiltà, in sconto dei nostri peccati; invece di scontarli nell’altra vita, dove la sofferenza sarà atroce, abbiamo il mezzo di scontarli quaggiù a buon prezzo.
L’apostolato del buon esempio si compie senza averne mira diretta, quasi senza accorgersene. Per edificare basta condurre vita pia, buona, virtuosa. Il buon esempio si può dare in casa e fuori in chiesa, in pubblico, sul lavoro, sul tram, sui treni, per strada: in tutti i luoghi. Consiste nell’irradiare Gesù Cristo con la nostra vita. Chi ama Cristo lo porta in cuore, ne spande il buon odore ovunque. L’apostolato del buon esempio è possibile a tutti: ai sani e ai malati. Il sano darà esempio di lavoro, di attività, di fervore, di opere; l’infermo darà esempio di pazienza, di umiltà, di raccoglimento. È possibile ai piccoli e ai grandi, i piccoli possono dare esempio di vita innocente, umile, obbediente; i grandi esempio di fortezza, di costanza, di spirito soprannaturale, di povertà, di castità, di obbedienza. È possibile ai dotti e agli indotti: tanto chi ha fatto studi particolari, come chi non li ha fatti, può dare buon esempio, osservando i doveri del proprio stato. L’esempio buono è più facile e anche più obbligatorio per chi occupa cariche e posti elevati; impressiona maggiormente. Tuttavia anche la viola, pur restando nascosta fra le erbe, emana il suo profumo gradito.
L’anima apostola per poter arrivare a un maggior numero di anime apprezza ed ama assai l’apostolato della stampa, che è tanto largo, perché moltiplica il bene attraverso le macchine, si estende a tutti gli uomini ed è accessibile a tutti. Tutti possono leggere e rileggere il libro, il giornale, la rivista buona e ricavarne del bene. Inoltre è efficacissimo perché fu istituito da Dio. È Dio che nella Sacra Scrittura dice più di 200 volte “Scrivi”. È Gesù che ha voluto il Vangelo predicato e scritto. È un privilegio, una grazia che il Signore vi affidi l’apostolato della diffusione della Bibbia. Diffusione al massimo, affinché la Bibbia entri in ogni casa. Nella Bibbia vi è la parola viva, la sapienza di Dio, e perciò è una grande benedizione per tutte le famiglie dove essa entra. Se potessimo avere la grazia di arrivare a ogni famiglia, tutti possederebbero allora un tesoro grande, ossia la sapienza di Dio che è in contrasto con la sapienza del mondo, la sapienza di Dio contro tutti gli errori. Nella Bibbia gli uomini possono trovare la via della salute, i principi della fede e le verità della fede che il Signore ha voluto rivelare. E poi la presenza della Bibbia attira grazie e benedizioni per tutta la famiglia, particolarmente se viene letta, considerata e messa al posto d’onore.
Che grazia, che merito, impegnandovi in questo apostolato e facendolo proprio con spirito di predicazione! E suscitare degli apostoli in questo senso: apostoli che diffondano, cooperino con voi alla diffusione della Parola di Dio.
Questo aspetto dell’apostolato non è ancora del tutto compreso, ma se è stata volontà di Dio che la sua parola venisse predicata e scritta, è pure volontà di Dio che venga diffusa.
Che grande carità è portare quindi la Bibbia! E se la diffondete, la esponete, la presentate bene, se riceverete le ordinazioni, se la portate alle famiglie, se ne farete la divulgazione e assocerete altri all’opera vostra, arriverete fino a praticare il culto della Bibbia.
La Bibbia nelle nostre Case Paoline è posta davanti al SS. Sacramento; lì è l’ostensorio e voi siete i raggi. E beati i passi, e beati i lavori, tutto quello che farete perché la Bibbia possa arrivare a tutti. Beati i passi di coloro che portano la Parola di Dio, di coloro che portano la pace agli uomini.

Beato Giacomo Alberione

 

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