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I SALMI
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Carissime... il tempo scorre veloce, siamo già nel secondo mese dell’anno 2011. Il mese di febbraio vede come primo appuntamento importante, già in corso di svolgimento (27 gennaio-6 febbraio), il Capitolo Provinciale della Società San Paolo. Chiediamo a tutte voi una particolare preghiera perché lo Spirito Santo guidi i lavori e le decisioni del Capitolo. Febbraio è poi il mese della Formazione: avremo le nostre sorelle “in cammino” a Roma per il weekend 11-13 (Temporanee) e 18-20 (Postulanti e Novizie). Affidiamo queste nostre giovani sorelle in formazione alla vostra preghiera in modo speciale, perché Gesù e Maria le attraggano sempre più vicino ai loro cuori ed esse sperimentino sempre più l’intensità di amore con il quale sono amate. La festa della Presentazione del Signore (giorno 2), 15ª Giornata Mondiale della Vita Consacrata, ricorda poi a voi tutte la meta della vostra vita di laiche consacrate: la totale donazione a Dio nell’amore, sul modello divino della totale donazione d’amore di Gesù per ognuno di noi. Puntare in alto, allora, perchè una sola è la meta: Dio, l’amore! Non falliamo sull’essenziale, giochiamoci tutto per raggiungere l’obiettivo della vita. La festa della Cattedra di Pietro (22) ci suggerisce di attingere sempre agli insegnamenti della Chiesa perchè il cammino di santità intrapreso porti frutti abbondanti. Ci accompagna la BVM di Lourdes (11) a cui raccomandiamo tutti gli ammalati (specialmente le nostre sorelle sofferenti e/o anziane) nella Giornata Mondiale del Malato. In quest’anno che l’Istituto dedica al tema: “La Bibbia. Parola di Dio”, riflettiamo questo mese sul libro dei “salmi”. Dialogo La preghiera ha sempre accompagnato l’esperienza religiosa del popolo d’Israele. I salmi costituiscono “lo specchio della pietà biblica”. Essi ci offrono una profonda testimonianza del continuo dialogo di questo popolo con il suo Dio. I salmi portano l’uomo a cercare Dio e ad abbandonarsi a lui in ogni situazione della propria vita: nella felicità e nella tristezza, nella salute e nella malattia, nella vittoria e |
nella sconfitta, nella supplica e nel ringraziamento, nel pianto e nella lode, nella paura e nella speranza (L. Zani). Fin dall’inizio i cristiani hanno fatto propria la preghiera dei salmi e molte volte i Padri della Chiesa ne hanno celebrato la bellezza. “Il salmo – scrive san Basilio – è tranquillità dell’anima. Allontana il tumultuare e l’ondeggiare dei pensieri. Reprime l’ira dell’animo, corregge e modera la sfrenatezza. Il salmo concilia l’amicizia… è la base per coloro che muovono i primi passi sulla via della perfezione, incremento di coloro che progrediscono in questo cammino, sostegno di coloro che giungono alla meta”. Sant’Agostino ricorda che la sua preparazione al battesimo fu accompagnata dalla preghiera dei salmi: “Quali grida lanciavo verso di te leggendo quei salmi, quale fuoco d’amore per te non ne attingevo! Ardevo dal desiderio di recitarli, se avessi potuto, al mondo intero, per abbattere l’orgoglio del genere umano”. Sant’Ambrogio sosteneva che al canto dei salmi “che saluta l’alba e che risuona al calar della notte, nessuna anima può essere impenetrabile, i cuori duri come pietra si inteneriscono, gli impietosi si fanno miti… perché nei salmi insegnamento e fascino si alleano”. Anche Lutero era innamorato dei salmi: “Ogni cristiano che voglia pregare e raccogliersi dovrebbe servirsi del salterio. Sarebbe bene che se ne acquistasse una tale familiarità da conoscerlo a memoria, parola per parola, e si fosse in grado, per ogni circostanza, di citarne un passo appropriato. Perché, veramente, tutto quello che un animo pio desidera esprimere con la preghiera, lo trova formulato nei salmi in maniera così perfetta e così commovente che nessuno potrebbe esprimerlo meglio”. “Da nessun’altra parte – scrive Svetlana Alliluyeva, la figlia di Stalin – ho trovato parole più forti di quelle dei salmi. La loro fervida poesia purifica la persona, le dà forza, infonde speranza nei momenti bui. Essa permette all’uomo di fare un’autointrospezione critica, lo convince e lo induce a lavarsi il cuore con le proprie lacrime. È l’inestinguibile fuoco dell’amore, della gratuità, dell’umiltà e della verità”. Dio è Padre Come ogni padre insegna al proprio figlio a parlare parlandogli, così Dio, mediante i salmi, mette in bocca ai suoi figli le parole per dialogare con lui. Scrive Bonhoeffer: “Si rimane sorpresi che nella Bibbia vi sia un libro di preghiere. La Bibbia non è infatti tutta una parola rivolta a noi da Dio? Ora, le preghiere sono parole umane, e perciò come possono trovarsi nella Bibbia? Ma la Bibbia è Parola di Dio anche nei salmi!... Se la Bibbia contiene un libro di preghiere, dobbiamo dedurre che la Parola di Dio non è soltanto quella che Egli vuole rivolgere a noi, ma è anche quella che egli vuole sentirsi rivolgere da noi”. I salmi sono una scuola di preghiera. Bisogna entrarvi e lasciarsi guidare da essi. Possono stimolare la preghiera e condurre l’orante al largo. Generazioni di credenti sono venuti ad attingervi o ad apprendervi le parole della relazione con Dio, le parole dell’alleanza, le parole della fiducia, le parole che scolpiscono con discrezione Dio nel cuore dell’uomo (J. Nieuviarts). L’immagine di Dio che prevale in queste composizioni è il volto di un Padre di tenerezza. In ogni salmo mi trovo davanti a un Dio grande che tende verso di me l’orecchio, si china verso di me e mi tiene per mano. Qualunque sia la vicenda che sto vivendo, la vivo in compagnia di chi “alle spalle e di fronte ci circonda e pone su di noi la sua mano” (cfr. Sal 139,5). La Torah Le preghiere che oggi formano il libro dei 150 salmi furono composte lungo la storia d’Israele, in un arco di tempo di circa mille anni: dai tempi del re Davide agli ultimi decenni prima della nascita di Gesù. I termini “salmi” e “salterio” derivano dalla parola greca psàllo, che significa “pizzicare uno strumento a corda”, e da psaltèrion, che significa “strumento a corda”. Questi termini ci fanno capire che gli ebrei non leggevano e non leggono semplicemente queste preghiere, ma piuttosto le cantano o le recitano accompagnandosi con strumenti musicali a corda. Nella lingua ebraica i salmi si chiamano tehillim, termine che significa “canti di lode”, “lodi”. Anche questo nome è significativo: nelle diverse situazioni della storia, personale e comunitaria, fatte spesso di sofferenza, il credente non dimentica mai che il suo dovere fondamentale è confidare nel Signore e lodarlo. I salmi sono divisi in cinque libri: 1-41; 42-72; 73-89; 90-106 e 107-150. Questa divisione è facilmente riconoscibile, perché ogni libro è concluso da una solenne acclamazione di lode al Signore: “Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele, da sempre e per sempre. Amen, Amen” (Sal 41,14 ecc.). La divisione dei salmi in cinque libri vuole essere imitazione dei cinque libri della Torah (da Genesi a Deuteronomio) quasi a dire che il salterio è una Torah in miniatura: recitare i salmi è recitare la legge di Dio, come è espresso in modo esemplare nel prologo stesso del salterio: “Beato l’uomo che… trova questo nella legge di JHWH e la sua legge medita giorno e notte” (Sal 1,1-2). Recitare i salmi è meditare la legge di JHWH. Il primo libro (1-41) – riflette E. Bianchi – è dedicato ai salmi che mettono a confronto il giusto credente e l’empio. Il primo salmo, quello delle due vie, apre la raccolta mostrando l’inconciliabilità fra i due e la diversa sorte dell’uomo, a seconda del suo attegiamento nei confronti di Dio. L’accento dominante del libro è quello del dolore. Il secondo libro (42-72) si apre con salmi che ci descrivono il desiderio anelante di Dio da parte del credente in esilio, ed è il libro dagli accenti più accorati verso il Regno di cui si sospira la venuta, il tempo delle nozze regali (Sal 45). C’è sempre un nemico sulla scena, ma questa volta non è l’empio, è piuttosto il peccato, nemico sempre presente in noi e ostacolo principale a partecipare all’intimità con Dio. Il terzo libro (73-89) è una meditazione sul passato e nello stesso tempo attesa degli ultimi tempi, quelli messianici. Dio ha liberato il suo popolo dalla schiavitù, gli ha dato una terra e si fa sua guida (Sal 77 e 80) mediante Mosè e Aronne, profeta e sacerdote, e mediante Davide il pastore (Sal 78,70-72). Il quarto libro (90-106) è la celebrazione della potenza del Signore, vero pastore d’Israele, della sua presenza provvidenziale in mezzo al suo popolo e della sua fedeltà nella storia. Dio è cantato come Re della terra e dell’universo, come giudice il cui giorno sta per arrivare, come creatore che sostiene ogni vita. Il quinto libro (107-150) canta la salita sulla montagna di Dio. È un libro di esplosione di gioia verso Dio vincitore degli idoli, liberatore, abitante in Sion, sua città santa. Una serie di salmi intonati dall’Alleluia si succedono (l’Hallel dei salmi 113-118; il Grande Hallel del salmo 136: salmi amatissimi dal popolo ebraico, usati per le diverse feste della liturgia e soprattutto testi che animano il banchetto pasquale) e l’Hallel finale: 146-150. Il primo libro – commenta Barsotti – è il libro dell’inizio della vita spirituale, tempo in cui Dio sembra nascondersi ed è presente solo nella fede. Il secondo è il libro della giovinezza: la preghiera da individuale diventa pian piano collettiva. Il terzo libro è quello della maturità dove il protagonista è il popolo di Dio posto di fronte all’angoscia e alla sofferenza. Il quarto libro è il libro del Regno di Dio, dei salmi di JHWH: la regalità di Dio è il trionfo del suo amore. Il quinto libro è il vertice del salterio, il libro della lode a Dio. Don Vito (continua nell'area riservata) |
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