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LA BIBBIA

 

Carissime Annunziatine... inizia un altro anno di grazia, tempo che Dio ci dona per conoscerlo e amarlo sempre di più e per donarlo agli altri con generosità e coraggio. Lo iniziamo in compagnia della nostra dolce Mamma Maria, la Madre di Dio (giorno 1), assieme a lei possiamo affrontare il nuovo anno con la pace e la gioia nel cuore che la sua presenza e il suo amore ci assicurano. Maria ci guida sempre verso Gesù, ad una vita intima con Lui, perché attraverso la nostra vita Egli sia annunciato, avvenga l’Epifania (6) di Dio nel mondo, la Chiesa offra la sua viva testimonianza. In questo mese vivremo poi il Battesimo del Signore (9), in cui contempliamo Gesù che prende il nostro peccato su di sé, Lui, l’Agnello senza macchia, che toglie il peccato del mondo, il nostro Salvatore. Continuando il nostro cammino nel mese troviamo la Settimana per l’Unità dei Cristiani (18-25) che si conclude con la festa della Conversione di San Paolo (25), il nostro caro Padre che, ricordandoci il suo incontro con Gesù sulla via di Damasco, ci esorta alla preghiera, ad una relazione più viva con Dio, alla conversione personale, alla vita nuova in Cristo. Il nostro sguardo, in questo mese di gennaio, va anche al Convegno Nazionale delle Responsabili (3-5), che raccomandiamo alla preghiera di tutte voi, perché sia tempo di luce e di grazia per tutto l’Istituto. Ricordiamo infine nella nostra preghiera anche il Capitolo Provinciale (27 gennaio – 6 febbraio) perché il Signore mandi con abbondanza il suo Spirito sui Capitolari per ravvivare e rafforzare la Società San Paolo in Italia. Il tema di quest’anno è “La Bibbia. Parola di Dio” ed è questo l’argomento anche di questa Circolare.

Lettera di Dio

La Sacra Scrittura gode di una situazione di privilegio fra tutti i libri scritti da mano d’uomo. Essa infatti ha un’origine divina, perché scritta sotto l’ispirazione dello Spirito Santo e avente Dio per Autore principale (Dei Filius); il suo contenuto possiede la più alta rivelazione fatta da Dio agli uomini, in quanto i testi sacri offrono una risposta definitiva e sovrabbondante agli interrogativi che l’uomo si pone sul senso e sul fine della propria vita (Catechismo della Chiesa Cattolica 68); inoltre, ha come finalità quella di condurre gli uomini verso la perfezione, come afferma San Paolo: “Ogni scrittura divinamente ispirata è anche utile per insegnare, per convincere, per correggere, per educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia perfetto, addestrato ad ogni opera buona” (2Tm 3,16-17). I Padri della Chiesa parlano spesso della Bibbia chiamandola familiarmente: “La lettera di Dio”, il discorso del Padre ai suoi figli. Scrive Agostino: “Da quella città, rispetto a cui noi siamo pellegrini, ci sono venute delle lettere: sono le Scritture”.

gennaio 2011

A questo linguaggio si ricollega il Concilio Vaticano II quando afferma che “nei libri sacri il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro” (Dei Verbum 21). E ancora quando dice: “I fedeli cristiani devono accogliere con devozione questi libri, che esprimono un vivo senso di Dio, che custodiscono sublimi insegnamenti su Dio e anche una sapienza vantaggiosa sull’uomo e che racchiudono mirabili tesori di preghiera; in essi infine è nascosto il mistero della nostra salvezza” (DV 15).

Dio è amore

La Bibbia dall’inizio alla fine non è che un messaggio d’amore di Dio alle sue creature. I toni possono cambiare, dall’adirato al tenerissimo, ma la sostanza è sempre e solo amore. Se tutte le Bibbie del mondo, è stato detto, per qualche cataclisma andassero distrutte e ne rimanesse una copia sola, e anche questa copia fosse danneggiata per cui soltanto una pagina ne rimanesse ancora intera, e poi anche questa pagina fosse così stropicciata e malridotta che solo una riga ne fosse ancora leggibile e questa riga fosse la riga della Prima lettera di Giovanni dove è scritto: “Dio è amore”, tutta la Bibbia sarebbe salva; in tali parole, infatti, è contenuta tutta la Bibbia. “La tua parola mi fa vivere”, dice il salmo 119 che per 176 versetti celebra, con inesauribile ricchezza di sinonimi, la bellezza della Parola di Dio. Commentando questo stesso salmo, sant’Ambrogio dice che “la Parola di Dio è la sostanza vitale della nostra anima; essa la alimenta, la pasce e la governa; non c’è altra cosa che possa far vivere l’anima dell’uomo all’infuori della Parola di Dio”. Lo stesso stretto rapporto tra la Parola di Dio e la vita mette in luce Mosè quando dice al popolo: “Questa parola è la tua vita” (Dt 32,47) e Gesù quando risponde al tentatore: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). Anche la DV, in sintonia con i testi citati, si esprime così: “Nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza, da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale”. “È necessario – scriveva Giovanni Paolo II – che l’ascolto della Parola diventi un incontro vitale, nell’antica e sempre valida tradizione della Lectio Divina che fa cogliere nel testo biblico la parola viva che interpella, orienta e plasma l’esistenza” (Novo Millennio Ineunte 39). Sul tema si è espresso anche il Santo Padre Benedetto XVI in occasione del Convegno Internazionale sulla Sacra Scrittura nella vita della Chiesa: “L’assidua lettura della Sacra Scrittura, accompagnata dalla preghiera, realizza quell’intimo colloquio in cui, leggendo, si ascolta Dio che parla e pregando gli si risponde con fiduciosa apertura del cuore”.

Il grande codice

In tutti i campi dell’arte – riflette S. Fausti – dall’arte alla filosofia, dalla letteratura al diritto, dalla vita religiosa a quella civile, non si può capire l’Occidente ignorando la Bibbia. Gli stessi concetti di persona e responsabilità, di giustizia e di solidarietà, di storia ed escatologia vengono dalla tradizione ebraico-cristiana. Anche le varie scienze hanno trovato il loro humus fecondo nella cultura biblica. Non a caso la nascita e il progresso delle scienze moderne è avvenuto nell’area culturale ebraico-cristiana. Gli stessi principi di eguaglianza, fratellanza e libertà, come pure la carta dei diritti umani, non vengono da Roma o da Atene, dai Germani o dagli Arabi, dall’Asia o dall’Africa, dall’America antica o da quella moderna. Derivano dalla tradizione ebraico-cristiana. Per secoli – scrive G. Ravasi – la Bibbia è stata l’immensa “miniera” alla quale si è attinto contemporaneamente a livello colto e a livello popolare. L’arte, in particolare, riesce spesso a rendere visibile risonanze segrete del Testo sacro, a ritrascriverlo in tutta la sua purezza, a far germogliare potenzialità che l’esegesi scientifica solo a fatica conquista e talora del tutto ignora. Ad esempio, la grande musica che va dal ’600 agli inizi dell’800 ha spesso superato le arti figurative nel divenire interprete della Bibbia (Monteverdi, Schütz, Bach, Vivaldi, Telemann, Charpentier, Haendel, Haydn, Mozart…). La Bibbia è il “grande codice” della nostra civiltà occidentale, è uno dei punti di riferimento capitali non solo per la fede, ma anche per la nostra stessa civiltà. Goethe dichiarava che il Cristianesimo è “la lingua materna dell’Europa”. Il famoso pittore Marc Chagall ribadiva che “le Scritture sono l’alfabeto colorato in cui per secoli i pittori hanno intinto i loro pennelli”.

Don Vito

(continua nell'area riservata)

 

 

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