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ESERCIZI SPIRITUALI

 

Carissime ...

in questo mese la liturgia ci fa vivere l’evento fondante della nostra fede: la morte e la risurrezione di Gesù, Signore della storia e della vita. Siamo chiamati a vivere “con lui” la sua passione e morte per partecipare poi alla sua gioia e alla sua gloria. Fin da adesso estendo ad ognuna di voi gli auguri di una Santa Pasqua, la luce del Signore risorto illumini e scaldi i vostri cuori perché gustiate l’amore e la potenza del nostro Dio.
Ogni giorno della nostra vita deve riflettere questo mistero di morte e risurrezione del Signore. Dobbiamo morire ogni giorno al male, al peccato, alle abitudini cattive e a tutto ciò che non è secondo il Vangelo, per vivere nella luce di Gesù, nella vita nuova, nell’amore, nel bene, nella comunione con i nostri fratelli e sorelle.
I corsi di Esercizi spirituali, che cominciamo a vivere in questo mese di Aprile, sono un tempo speciale per fare esperienza dell’immenso amore che Dio ha per ognuno di noi, come la morte in croce del Signore Gesù rivela. Sotto la luce e il calore di questo amore possiamo, con coraggio, esplorare i luoghi gelidi del nostro cuore, le aree buie della nostra mediocrità, del nostro non amore, della nostra tristezza. Alla scuola del Crocifisso riconosciamo la nostra immensa ingratitudine e, guariti dall’amore di Dio, ripartiamo rinnovati e pieni di gioia nel Signore risorto.

Gli Esercizi

I corsi di Esercizi spirituali sono un tempo speciale per ricevere luce dall’alto, per fare un’esperienza personale di Dio, per pregare e per unirsi al Signore e, in tal modo, crescere nell’intimità con lui e disporsi ad essere mossi e guidati dallo Spirito Santo. Perciò, quanto più si prega e quanto più si fa il giusto sforzo di unirsi al Signore, tanto più gli Esercizi spirituali sono fatti bene e daranno frutto.

Gli Esercizi spirituali sono un mezzo per diventare sempre più coscienti della presenza di Dio nella nostra vita e sviluppare, in modo più consapevole, la nostra relazione con Colui che si vuole comunicare a noi.
Gli Esercizi vanno fatti con animo grande e generosità, vincendo la pigrizia e il disimpegno e, soprattutto, con la totale disponibilità a dare a Dio tutto quello che egli vorrà. È importante avere buona volontà, sete di Dio, perseveranza. Se offriamo al Signore il vaso della nostra umiltà, egli lo riempirà dei suoi doni. Dio è, infatti, molto più desideroso di offrirci la sua grazia che noi di riceverla (M. R. Jurado).
Gli Esercizi hanno bisogno di un clima di fiducia. Non siamo chiamati a fare sforzi disumani, come un minatore del sud-Africa che aggredisce la roccia con il martello pneumatico per strapparle i diamanti racchiusi e nascosti nella sua durezza impenetrabile, ma a imitare piuttosto chi, desideroso di captare la benefica energia solare, non fa altro che esporsi ai suoi raggi senza bisogno di affaticarsi. È necessario un atteggiamento di fiducia e abbandono, unitamente a una generosa applicazione personale, pronti a fare la propria parte (S. Rendina).
Non tutti coloro che fanno gli Esercizi cominciano con lo stesso grado di conversione: l’importante è fare un cammino di crescita, uscirne con un “di più”, con un desiderio accresciuto di progredire nella vita di intimità con il Signore. Come Giobbe, bisogna fare esperienza di Dio e poter così dire alla fine del corso: “Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono” (Gb 42,5).
Negli Esercizi spirituali bisogna lasciarsi trovare da Colui che ci cerca incessantemente e che, in modo speciale, desidera trovarci in ‘questo’ tempo speciale (C. M. Martini). Il nostro lavoro sarà quello di prepararci e disporci per permettere ai nostri cuori di essere toccati dal Signore. Gli Esercizi spirituali ci danno l’opportunità di fare un cammino per incontrare Dio in modo più profondo. In questo cammino acquistiamo una migliore conoscenza di noi stessi e, soprattutto, una conoscenza più intima di Dio e del suo modo di agire. Scopriamo la volontà concreta di Dio su di noi così da potervi conformare la nostra vita.
Prima di iniziare gli Esercizi spirituali, se siamo sinceri con noi stessi, constatiamo che il nostro cammino spirituale si è fatto più lento e pesante: non abbiamo mantenuto lo slancio e il fervore con i quali abbiamo iniziato il nostro cammino con il Signore; il nostro amore si è affievolito. Siamo nella situazione della Chiesa di Efeso a cui il Signore, tramite il suo angelo, dice: “Ho da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di un tempo” (Ap 2,4-5). Si tratta dunque di “ravvivare il dono di Dio che è in noi” (2Tm 1,6).
Come Paolo che in At 22,6-11 racconta: “Mentre ero in viaggio… all’improvviso una gran luce dal cielo rifulse… Saulo, Saulo… Io sono Gesù”, anch’io sono in viaggio, questo lungo viaggio che è la mia vita; come il Signore ferma Paolo per comunicargli la sua volontà, così ferma anche me per farmi conoscere i suoi progetti; anche attorno a me rifulge la luce: fare gli Esercizi significa entrare in questo spazio di luce divina; come chiama Paolo per nome, così chiama anche me: è a me che il Signore vuole parlare; e come Gesù rivela il suo nome a Paolo, così anche a me, in questi Esercizi, Gesù vuole rivelarsi e farmi partecipe della sua vita intima (G. De Rosa).
Chiediamo la grazia di conoscere Gesù più intimamente, amarlo più intensamente e seguirlo più da vicino.

Dio in tutto

Dio si può incontrare ovunque e in ogni istante della nostra esistenza. Gli Esercizi spirituali ci aiutano a diventare sempre più coscienti di questa costante presenza di Dio. Bisogna diventare persone attente alla presenza di Dio in ogni momento e in ogni attività.
Dio non solo vuole una relazione personale con ognuno di noi, ma agisce nel mondo per realizzare questa relazione. Sia che siamo coscienti sia che non lo siamo, ogni istante della nostra vita noi incontriamo Dio, il quale cerca di attrarre la nostra attenzione, ci attira in una relazione personale che egli desidera diventi sempre più consapevole (W. A. Barry).
L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore (Ignazio di Loyola). Dio solo deve essere il fine della nostra vita e tutto il resto deve essere un mezzo per raggiungere tale fine. Tutto deve essere usato o meno a seconda che aiuti o impedisca il raggiungimento di Dio, unico fine.
Dio è l’unico Signore. In confronto a lui tutto il resto è relativo. Ogni cosa deve essere subordinata alla realizzazione del disegno amoroso di Dio sul mondo e su di me. Relazionarsi con le creature senza la considerazione del fine per cui sono state create, cioè la gloria di Dio, è il disordine, è il peccato.
“Nessuno può servire a due padroni” (Mt 6,24). L’essere fedeli al mondo, agli uomini o a se stesso non ha senso, se è in contrapposizione alla volontà di Dio. Se Dio è l’unico Signore, se desidero prenderlo come unica norma della mia esistenza, ciò suppone che l’attrazione o la repulsione, la simpatia o l’antipatia, l’affetto o il disappunto che mi procurano le creature non possono più guidare le decisioni della mia vita, ma solo la volontà di Dio sarà la mia guida.
Diviene necessaria, allora, un’operazione per armonizzare tutto il mio essere, vincere ogni resistenza e raddrizzare le deviazioni delle mie tendenze, perché tutto sia al servizio del disegno divino. Non si tratta di distruggere gli affetti del cuore umano, ma di dar loro il vero orientamento: volere ciò che Dio vuole e nella misura in cui egli lo vuole. C’è bisogno di ordinare i nostri affetti, di lottare per conquistare quella “indifferenza” che permette di scegliere sempre ciò che conduce alla realizzazione del piano di Dio in me. È una lotta che porta a morire in Cristo al disordine, per risuscitare rinnovati e armonizzati in lui (M. R. Jurado).
Il rapporto di “indifferenza” verso le creature non significa un rapporto freddo, ma piuttosto carico di un giusto affetto e amore. Esso nasce dalla fiducia che Dio conduce la mia vita, per cui io posso mettere da parte tutti gli appoggi e le sicurezze umane che le creature mi danno, per mettere in Dio tutta la mia speranza, per fare di Dio la “roccia” su cui costruisco la mia vita. Se non sono “indifferente” verso tutte le creature, avrò la mente oscurata dall’attaccamento che ho per loro e non riuscirò a vedere chiaramente la volontà di Dio; avrò la volontà legata a loro, per cui non sarò disponibile a compiere perfettamente la volontà di Dio.
Per vincere questo amore per le creature e “farci indifferenti” verso di loro, è necessario che l’amore di Dio sia più forte, tanto da farci preferire Dio a tutte le creature. Così, l’indifferenza verso le creature si fonda sulla preferenza che diamo a Dio. Dio prima di tutto. Io voglio e scelgo quello che Egli vuole e sceglie per me, come e quando Egli lo vuole. Lascio che Dio scelga per me: buona salute o malattia, successi o insuccessi, consolazioni o prove, vita lunga o vita breve. Sia fatta la volontà di Dio.

L’amore di Dio

Gli Esercizi sono tempo, soprattutto, per fare esperienza dell’amore del Signore. È importante rivedere, insieme a lui, la storia della mia vita: la famiglia, la fede, l’educazione, la vocazione, ecc. La mia vita fino ad oggi altro non è che la storia d’amore di Dio con me. Dio mi ha creato per puro amore, mi ha chiamato all’esistenza per effondere su di me i suoi doni e la sua misericordia.
In questo tempo di Esercizi il Signore mi invita a leggere le parole della Scrittura, ad ascoltare le sue parole d’amore dentro il mio cuore e lasciare che queste parole penetrino nell’intimo. È importante arrivare a questo livello di preghiera. È bene pensare e parlare durante la preghiera, ma poi deve ‘prendere il sopravvento’ il cuore. Uno dei modi più belli di pregare è semplicemente star seduti alla presenza di Dio e lasciarsi amare da lui (T. O`Hara).

Don Vito

(Continua nell'area riservata)

 

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