Il fatto che i Vangeli siano libri divinamente ispirati non comporta l’assenza in essi di eventuali imprecisioni o inesattezze per quanto riguarda la storia, la geografia, le scienze: ciò che l’ispirazione divina garantisce assolutamente è la verità che riguarda Dio e quelle che Dio rivela agli uomini perché si possano salvare. I Vangeli non sono libri di storia o di scienza, ma sono libri che riportano la rivelazione delle verità religiose che Dio ha fatto conoscere per mezzo di Gesù Cristo in vista della salvezza degli uomini e delle donne (G. De Rosa).
Opinioni
Sulla figura di Gesù, molti, anche non cristiani e atei, hanno detto la ‘loro’. Nietzsche, che fu il suo nemico giurato, un giorno confessò: “Gesù ha volato più alto di chiunque altro”. Ed Ernest Renan, che pure sferrò un attacco terribile al cristianesimo e alla Chiesa, definì Gesù “una persona eccezionale” e aggiunse: “Gesù è l’individuo che ha fatto fare alla sua specie il più grande passo verso il divino… Gesù è la più eccellente di quelle colonne che indicano all’uomo donde venga e dove debba andare. In lui si è condensato tutto ciò che vi è di buono e di elevato nella nostra natura… Quali che possano essere i fenomeni imprevisti dell’avvenire, Gesù non sarà mai superato. Il suo culto ringiovanirà continuamente, la sua leggenda strapperà interminabili lacrime; le sue sofferenze commuoveranno i migliori cuori: tutti i secoli proclameranno che tra i figli dell’uomo non è mai nato uno più grande di Gesù”.
Alfredo Oriani, non credente, ha scritto: “Creduli o increduli, nessuno sa sottrarsi all’incontro di quella figura, nessun dolore ha rinunciato sinceramente al fascino della sua promessa”. Gaetano Salvemini, il simbolo del laicismo italiano, ha detto di lui: “Io non so se Gesù Cristo sia stato davvero figlio di Dio o no. Su problemi di questo genere sono cieco nato. Ma sulla necessità di seguire la moralità insegnata da Gesù Cristo non ho nessun dubbio”. Sul suo diario, lo scrittore Jack Kerouac ha scritto questa annotazione: “So che soltanto Gesù conosce la risposta”.
Un grande scrittore ebreo, Franz Kafka, interpellato da un amico a pronunciarsi sul Cristo, dette la sensazione di provare un sussulto nell’anima, chinò il capo e disse: “È un abisso pieno di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitarvi”. Anche il laico Albert Camus ne fu affascinato: “Io non credo nella risurrezione, però non posso nascondere l’emozione che sento di fronte a Cristo e al suo insegnamento. Di fronte a lui e di fronte alla sua stessa storia non provo che rispetto e venerazione”. E Umberto Saba, scrivendo ad un amico, dichiarava di non aver fede, ma scriveva anche: “Io amo Gesù come l’uomo che più si è avvicinato al divino. Sì, amo infinitamente Gesù. Lo amo come un fratello; infinitamente grande, infinitamente buono e amabile. Ho bisogno di credere, di appoggiare in ogni caso, la mia disperazione a Gesù”.
Nella solitudine di Sant’Elena, perso nell’immenso oceano Atlantico, l’imperatore Napoleone ebbe modo di meditare sulle vicende umane, su ciò che è veramente grande nella storia, e di Gesù così scrisse: “Tutto di Lui mi sorprende. Il suo spirito mi supera e la sua volontà mi confonde. È veramente un essere a parte. Le sue idee, i suoi sentimenti, la verità che egli annuncia, la sua maniera di convincere, non si riescono a spiegare né con le istituzioni umane né con la natura delle cose. La sua nascita e la storia della sua vita, la profondità della sua dottrina… tutto rappresenta per me un prodigio. È un mistero insondabile”.
Cristianesimo
Il filosofo Benedetto Croce, riguardo al Cristianesimo, ha scritto: “Io stimo che il più profondo rivolgimento spirituale compiuto dall’umanità sia stato il Cristianesimo… il Cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuto: così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi, che non meraviglia che sia apparsa o possa apparire un miracolo, una rivelazione dell’alto, un diretto intervento di Dio nelle cose umane… e le rivoluzioni e le scoperte che seguirono nei tempi moderni non si possono pensare senza la rivoluzione cristiana, a cui spetta il primato perché l’impulso originario fu e continua ad essere il suo”.
Il poeta T. S. Eliot ha osservato: “Un cittadino europeo può non credere che il Cristianesimo sia vero e tuttavia quel che dice e che fa scaturisce dalla cultura cristiana di cui è erede. Senza il Cristianesimo non ci sarebbe stato neppure un Voltaire o un Nietzsche. Se il Cristianesimo se ne va, se ne va tutta la nostra cultura, se ne va il nostro stesso volto”.
Un altro grande intellettuale laico, Federico Chabod, scrive: “Non possiamo non essere cristiani, anche se non seguiamo più le pratiche di culto, perché il Cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile”. Arnold Toynbee, filosofo e storico inglese, ha scritto: “La democrazia è una pagina strappata al Vangelo”. È iniziata la libertà quando è stata sancita la limitazione dell’arbitrio dello Stato, da quando cioè a Cesare è stato dato solo ciò che era di Cesare e si è riconosciuto che c’erano beni indisponibili per lo Stato: ciò che appartiene a Dio. Era la fine dello Stato assoluto e divino, che si è verificata grazie al Cristianesimo, alla presenza della Chiesa.
Atteggiamenti
Gesù di Nazareth è Colui nel quale l’umanità ha raggiunto il suo vertice – riflette De Rosa – poiché in lui si trova mirabilmente fuso tutto ciò che fa grande l’uomo: magnanimità e umiltà, fortezza e dolcezza d’animo, intelligenza viva e squisita sensibilità, santità e vicinanza al Dio santo e vicinanza all’uomo peccatore, comunione profonda con Dio e attenzione premurosa ai poveri e ai malati, tenerezza per i bambini e gli umili e sdegno profetico per l’ipocrisia e l’orgoglio, libertà assoluta di fronte agli uomini e totale disponibilità al servizio di Dio e dei poveri, elevatezza di pensiero e di animo e semplicità nell’esprimersi, conoscenza della fragilità e della malvagità umana e fiducia nella possibilità di bene e di conversione dell’uomo; coraggio nell’affrontare la sofferenza e silenziosa accettazione di una morte ingiusta e crudele.
Quello però che più colpisce in Gesù è la bontà. Non può vedere un dolore senza sentirsi mosso a porgere aiuto: tutti i miracoli che si narrano di lui sono compiuti per bontà, per lenire una sofferenza o prevenire un pericolo. Tutte le forme del dolore umano hanno nel suo cuore una risonanza profonda: si commuove dinanzi al pianto della vedova di Nain (cfr. Lc 7,13) e scoppia in lacrime dinanzi al sepolcro dell’amico Lazzaro (cfr. Gv 11,35). Attorno a lui si dà convegno il dolore umano: “Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati (Mt 8,16-17).
Ai suoi occhi ciascun uomo è un tesoro di valore infinito che supera il valore dell’universo stesso: per la sua anima, per il suo destino divino, cioè Dio. Per questo agli occhi di Gesù non c’è neanche la più piccola differenza fra il grande della terra, il sapiente, il più potente degli imperatori e il derelitto che si trascina nei bassifondi della vita. Anzi, specialmente a questi uomini feriti e disperati lui va incontro, per caricarseli sulle spalle.
“Egli va verso gli uomini – scrive R. Guardini – con cuore aperto. Sta quasi sempre insieme a loro… è pieno di un inesauribile desiderio di aiutare”. Pur amando la solitudine e lunghe ore di preghiere, Gesù sta volentieri con gli uomini, ha simpatia per loro, specialmente si mostra pieno di affetto quando sono noti peccatori. Lui che è così puro non li disprezza, ma ne ha profonda compassione, mostra loro la stima perdonandoli. Perdona sempre, perdona tutti, anche i suoi carnefici durante il supplizio.
Dopo il triplice rinnegamento di Pietro, Gesù lo fissa; non si mette a rimproverarlo per la sua viltà, ma gli dice: “Simone, mi ami tu?”. Così Gesù fa capire la sola cosa che chiede: il cuore, il nostro amore. Al resto penserà lui. Trasformerà lui stesso quel focoso e rozzo pescatore, così codardo nel momento del pericolo, nel pilastro della sua Chiesa, in un padre forte e buono, disposto un giorno a dare anche lui, con eccezionale eroismo, la sua vita su una croce. Gesù si compiace di gente così: l’amico che lo ha rinnegato, la Maddalena, Zaccheo, la Samaritana, il ladrone del Golgota. Li ama così come sono e li perdona. Così li trasforma. Li cambia con il suo amore (A. Socci).
Don Vito
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