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GIUSEPPE, L’UOMO DI FIDUCIA

 

Carissime...

siamo in piena Quaresima, tempo privilegiato per l’ascolto della Parola di Dio e della conversione. È tempo di staccarsi da abitudini poco buone, se non addirittura cattive, per avvicinarsi e gustare sempre più il Bene, Dio. È tempo di “liberarsi da” in vista di “liberarsi per”: togliere le schiavitù per donare tutte le nostre energie a Dio.
L’Annunciazione (giorno 25) è un momento di particolare grazia e gioia per tutte le Annunziatine, giorno in cui facciamo memoria della nostra identità: uditori della Parola di Dio e annunciatori di Gesù, della sua Buona Novella. Vogliamo chiedere speciali grazie a Maria per l’incontro vocazionale che avrà luogo dal 27 al 29 di questo mese nel nostro Centro a Roma, e chiediamo a tutte voi di farvi promotrici di questi incontri.
Questo mese vogliamo accostarci a Maria aiutati dalla persona che lei ha più amato, san Giuseppe (19), il suo sposo, il quale ha conosciuto, amato e servito Maria con tutto il suo cuore e con tutte le sue forze. A san Giuseppe chiediamo di farci entrare nel mondo stupendo della casa di Nazareth, luogo in cui egli ha custodito i due gioielli più preziosi della terra, Gesù e Maria.

Il silenzio

Nonostante la sua altissima dignità, seconda solo a quella di Maria, sembra che la presenza di Giuseppe non sia molto sentita nella vita della maggior parte dei cristiani. D’altronde, per­ché interessarsi di un uomo che non ha lasciato nulla di scritto né operato grandi imprese, un santo di cui conosciamo poco, anche per le scarse notizie storiche forniteci dai Vangeli?

L’assoluto silenzio di Giuseppe nei vangeli – in essi egli, infatti, non dice neppure una parola
– e la sua discreta uscita di scena prima dell’inizio della vita pubblica di Gesù, non devono ingannarci, non devono oscurare il compito altissimo di cui Dio ha investito questa umile figura di falegname.
Quest’uomo che attraversa il Vangelo senza fiatare, ci dà, con il suo silenzio, una lezione di squillante eloquenza, ci offre insegnamenti così profondi che, purtroppo, solo pochi uomini oggi sono in grado di percepire, data la scarsa attrattiva che l’uomo contemporaneo prova per il silenzio e la riflessione (F. Suarez).
Accade un fenomeno strano riguardo a san Giuseppe, mentre infatti noi restiamo stupìti ed ammirati per le virtù dei vari santi, rimaniamo poi indifferenti davanti a lui, il quale riunisce in sé tutte le virtù dei santi, come afferma san Gregorio Nazianzeno: “Iddio ha concentrato in san Giuseppe gli splendori di tutti i santi”.

La grandezza

Grande è il ruolo di san Giuseppe nel piano di Dio. I titoli di somma dignità dati a Giuseppe lungo la storia sono tanti, primi fra tutti: figlio di Davide, sposo di Maria e padre di Gesù. Sfogliando i vari documenti pontifici che fanno riferimento a Giuseppe, si trovano tanti altri titoli, come per esempio: purissimo, casto, guardiano, protettore, prediletto della fiducia divina, uomo santissimo, giusto, maestro, guida, patriarca, custode, educatore del Figlio di Dio, soccorritore dei moribondi, modello e patrono dei lavoratori, ecc.
San Giuseppe partecipò come nessun’altra persona, ad eccezione di Maria, al mistero dell’incarnazione.
Nella misura in cui si percepisce il significato del mistero dell’incarnazione, si comprende anche l’importanza della figura di san Giuseppe che “vi partecipò insieme con Maria, coinvolto nella realtà dello stesso evento e fu depositario dello stesso amore… san Giuseppe si avvicinò quanto mai nessun altro a quell’altissima dignità, per cui la Madre di Dio sovrasta di gran lunga tutte le creature” (Redemptoris Custos) e la sua relazione di paternità “lo colloca il più possibile vicino a Cristo”.
L’altissimo incarico e la corrispondente fiducia riposta in lui da Dio stesso, affidandogli i suoi tesori più preziosi, Gesù e Maria, suppongono, da parte di Dio, una specialissima vocazione: san Giuseppe è “l’uomo di fiducia di Dio”. Scrive san Bernardo: “Il Signore ha trovato Giuseppe secondo il suo cuore e gli ha confidato con piena sicurezza il più misterioso e sacro segreto del suo cuore… Ciò che numerosi re e profeti desiderarono vedere e non videro, fu concesso a lui, Giuseppe, che non solamente lo vide e lo udì, ma lo portò, lo guidò nei suoi passi, lo abbracciò, lo baciò, lo nutrì e vegliò su di lui”.
Non esiste dignità più alta, eccettuata la maternità di Maria, di quella di essere il suo sposo e di essere chiamato padre da Gesù. Quale santo, dopo Maria Santissima, è stato più vicino, più intimo, più amico di Gesù del nostro san Giuseppe? La casa di Giuseppe diventò il tempio di Dio, giacché Dio stesso vi abitava. Missione unica, altissima quella di custodire la verginità, la santità di Maria; missione unica quella di partecipare e cooperare al grande mistero dell’incarnazione e della redenzione.
“Che cosa era, è stato ed è nel concetto della Santissima Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo – quest’uomo?” si chiede Pio IX, che afferma: “Per la sublime dignità che Dio conferì a questo servo fedelissimo, la Chiesa venerò sempre e con sommi onori e lodi il beatissimo san Giuseppe, dopo la Vergine, Madre di Dio e sua sposa… la Chiesa onora con il culto più alto e venera con profonda riverenza san Giuseppe, glorificato e onorato nei cieli da Dio onnipotente, arricchito e ripieno di grazie”.
A nessun uomo Dio aveva mai concesso un simile privilegio. Il diacono Efrem di Nibisi mette sulla bocca di Giuseppe queste parole: “E donde a me questo, che io sia sposo alla Madre del mio Dio? Donde a me che il Figlio di Dio sia diventato mio figlio? Ecco che mi è stata resa la corona di Davide, dal momento che il Signore di Davide è venuto nelle mie mani!”.
La grandezza di Giuseppe non è diminuita con la sua morte terrena: “Non si può dubitare che Cristo continui in cielo con lui quella familiarità, riverenza e sublimissima dignità accordatagli in terra: anzi è da credere che in cielo compia e perfezioni tutte queste cose” (san Bernardino da Siena).
Così scrive san Francesco di Sales riguardo ai poteri del santo: “Quanto saremmo felici se potessimo meritare di aver parte alla santa intercessione di Giuseppe! Perché nulla a lui sarà negato, né da Maria Santissima né dal suo figlio Divino”.

Don Vito

(Continua nell'area riservata)


 

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