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TERESA, UNA MADRE PER I POVERI
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Carissime... entriamo nel mese di dicembre con gli occhi fissi a Betlemme, evento che reca stupore a tutto l’universo: Dio si fa uomo, si fa Bimbo nel grembo di Maria: è Natale! (giorno 25). Il Santo Bimbo, che con la sua presenza santifica tutto l’universo e tutta la storia, dimora tra le braccia e nei cuori di Maria e Giuseppe, formando con loro la Santa Famiglia (26); ricordiamo e preghiamo in modo speciale in questo stesso giorno per l’Istituto Santa Famiglia perché i suoi membri, imitando la Santa Famiglia di Nazareth, diventino testimoni efficaci di amore e di pace nel mondo. Alla Beata Vergine Maria – nel giorno (8) in cui si celebra la Solennità della sua Immacolata Concezione – affidiamo il weekend giovani del 3-5 dicembre. Invito voi tutte, care sorelle, a pregare perché, per intercessione della Madonna, il Signore Gesù mandi sante vocazioni al nostro Istituto. Volgiamo lo sguardo anche a San Giovanni apostolo e alla sua festa (27) per conoscere, amare e imitare sempre più il “discepolo amato”, colui che riposò e riposa sul petto di Gesù. Ricordiamo anche in questo mese la festa dei Santi Innocenti Martiri (28), che ci indicano la strada della sequela, della testimonianza, della sofferenza. Ai bambini sofferenti, ammalati e abbandonati, come pure a tutti i poveri, e ai “più poveri dei poveri”, si è dedicata una donna tutta di Dio, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita e di cui tracceremo brevemente la figura in questo mese: Madre Teresa di Calcutta. Centenario Il 26 agosto di cent’anni fa nasceva Madre Teresa di Calcutta, la donna che, con il suo amore per i poveri, ha stupito e conquistato il mondo. La Chiesa, nel 2003, l’ha proclamata beata. Questa donna ha tanto amato Cristo da farsi povera con i più poveri, per portare loro l’amore di Dio. Sarebbe interminabile l’elenco di bocche affamate da lei saziate, di fiumi di lacrime asciugate, di infiniti patimenti alleviati. Con il suo perenne sorriso e il suo istinto materno ha seminato l’amore di Gesù su quanti hanno avuto il privilegio di incontrarla. |
E interminabile sarebbe elencare i tanti riconoscimenti prestigiosi di cui il mondo l’ha onorata, culminati nel Premio Nobel per la pace nel 1979 e, dopo questo, continuati ancora. Qualche ora dopo la sua morte, Giovanni Paolo II ha detto di lei: “Madre Teresa ha segnato la storia del secolo XX… Con coraggio appassionato ha difeso la vita ed ha trasmesso agli sconfitti di questo mondo la tenerezza di Dio misericordioso… Attraverso il sorriso, i gesti e le parole di Madre Teresa, Gesù ha nuovamente percorso i sentieri del mondo come buon samaritano”.Tutta la vita di Madre Teresa è stata un autentico miracolo. L’opera da lei portata avanti in circa cinquant’anni è inspiegabile senza un intervento diretto della mano di Dio. Chi sarebbe stata capace di radunare più di cinquemila religiose, fondare 1600 case per bambini, moribondi, lebbrosi, malati di Aids, curare migliaia e migliaia di poveri in più di 140 paesi diversi se la mano di Dio non fosse stata con lei? Mai una persona così fragile e piccola ha potuto fare tanto per tanti (P. A. Sánchez). Rifiuterai? Madre Teresa nasce a Skopie (Macedonia). Entra tra le suore di Nostra Signora di Loreto in Irlanda. Viene mandata in India nel 1929 per il Noviziato. Nel 1931 emette i primi voti e nel 1937 i voti perpetui. Fino al 1948 insegnerà geografia e religione in un collegio a Calcutta. L’amore intenso per Gesù – riflette B. Kolodiejchuk – nel 1942 porta la giovane suora a fare uno straordinario voto privato: “Ho fatto un voto a Dio che mi lega, sotto vincolo di peccato mortale, a dargli qualunque cosa Egli possa chiedermi, a non rifiutargli nulla”. Gesù la prende in parola. Quattro anni dopo, Madre Teresa riceve una nuova chiamata durante la quale Gesù le rievoca quel voto che lei, a suo tempo, gli aveva fatto. E martedì 10 settembre 1946, mentre Madre Teresa si reca per il ritiro annuale a Darjeeling, durante il viaggio in treno ha un incontro mistico con Cristo, decisivo per la sua vita: “Fu in quel treno che sentii la chiamata a rinunciare a tutto e a seguirlo nei bassifondi, per servirlo nei più poveri tra i poveri”. In quello stesso 10 settembre Madre Teresa comincia a ricevere una serie di “locuzioni interiori”. Ella sente davvero la “Voce” di Gesù e conversa intimamente con Lui. Fra i due si instaura un profondo dialogo di commovente bellezza e tenerezza. Lui la chiama “la mia sposa” o “la mia piccola”, e Madre Teresa replica: “Mio Gesù”, e anela a ricambiare amore con amore. La “Voce” la supplica: “Vieni, vieni, portami nei “buchi” dei poveri. Vieni, sii la mia luce”. Madre Teresa a questo punto scrive al suo Arcivescovo: “In tutte le mie preghiere e sante comunioni Lui chiede continuamente: «Rifiuterai? Quando si è trattato della tua anima non ho pensato a me stesso, ma ho dato me stesso liberamente per te sulla croce; e ora, cosa farai tu? Rifiuterai? Hai sempre detto: fai di me ciò che vuoi. Ora voglio agire, lasciamelo fare, mia piccola sposa, piccola mia. Non temere. Sarò sempre con te. Soffrirai… Fidati di me, con amore»”. Poveri Dopo la nuova chiamata di Gesù, la vocazione di Madre Teresa diventa quella di vivere in mezzo ai più poveri: “La mia comunità sono i poveri. La mia casa è la loro casa. Ma non parlo dei poveri in generale, bensì dei più poveri tra i poveri. Di quelli ai quali nessuno si avvicina perché sono contagiosi, pieni di microbi e sporcizia. Di coloro che non si recano a pregare perché si vergognano di andarci nudi. Di coloro che non mangiano perché non hanno più nemmeno la forza di farlo. Di coloro che cadono sfiniti sul marciapiede perché sono sul punto di morire, mentre accanto a loro i passanti transitano senza voltare il capo. Di coloro che non piangono perché hanno finito anche le lacrime. Di coloro che hanno perso ormai ogni speranza nella vita”. È un fatto grave, secondo Madre Teresa, il non riconoscimento della dignità del povero: “La grande ingiustizia che abbiamo commesso nei confronti dei poveri è quella di pensare che non servono a nulla. Ci siamo dimenticati di trattarli con rispetto, con la dignità che si meritano, come figli di Dio”. In ogni povero Madre Teresa vede Gesù: “Vedo Cristo in ogni persona ed entro in relazione con Lui perché egli ha detto: «Ho avuto fame, ho avuto sete, ero nudo, malato, sofferente, senza casa, e tu mi hai assistito». Per me, tutto si riduce a questo. Ogni volta che do un pezzo di pane, lo dono a Lui. Per me, ogni persona è Cristo; di conseguenza una tale persona, in quel preciso momento, è la persona più importante del mondo”. E di conseguenza la Madre si trova a richiamare spesso il mondo alle sue responsabilità: “Se alle volte i nostri poveri muoiono di fame, di miseria, di abbandono, ciò non è dovuto al fatto che Dio non si prenda cura di loro, ma al fatto che tu ed io, dimenticandoci che siamo strumenti di amore nelle mani di Dio, non diamo loro il pane di cui hanno bisogno e il vestito che non hanno. In definitiva perché non abbiamo riconosciuto Cristo ancora una volta, quando si è presentato a noi nelle vesti dell’affamato, di colui che patisce la solitudine, nel bimbo senza famiglia”. Madre Teresa ha un’infinità di episodi da raccontare riguardo ai suoi poveri: “Un giorno le suore raccolsero per strada un uomo che aveva un corpo coperto di piaghe e di vermi. Era in fin di vita. Cominciai a lavarlo e medicarlo. Con gli occhi semiaperti seguiva ogni mio movimento. A poco a poco sul suo volto apparve una grande serenità: «Soffri?» gli chiesi. «Si molto; ma sono felice. Sono sempre vissuto senza una casa, come gli animali. Ora circondato da tante cure e tanto amore, morirò come un angelo»”. E ancora: “Tempo fa le suore incontrarono una persona in condizioni penose. Era una persona chiusa, senza contatti con la società. Gli lavarono la roba, pulirono la casa, gli prepararono persino un po’ di cibo di scorta. Le suore decisero di andare a casa sua due volte al giorno. Con tutto ciò egli restava silenzioso. Pochi giorni dopo ruppe il silenzio: «Sorelle, voi avete portato Dio nella mia vita. Portatemi anche un sacerdote». Quell’uomo si confessò dopo 60 anni. Il giorno dopo morì”. Sofferenza I poveri – ci ricorda Madre Teresa – sono Gesù sofferente oggi: “Gesù rivive la sua passione nella nostra povera gente. I poveri realmente passano attraverso la passione di Cristo. Questi poveri sono Gesù che soffre oggi. La povera gente sta vivendo, oggi, il calvario di Gesù”. La sofferenza è il segno di un particolare amore di Dio: “Quando la sofferenza si avvicina a noi, accettiamola con un sorriso. Questo è il maggior dono di Dio. Le sofferenze ci devono essere come un segno che Gesù vi ha attratti al suo cuore così tanto da condividere le sue sofferenze con voi. Sofferenza, dolore, umiliazioni… sono baci di Gesù. A volte giungete così vicini a Gesù sulla croce che egli riesce a baciarvi. Accettate questo come dono suo, sopportando tutto per Gesù”. “A volte durante la nostra preghiera diciamo a Gesù che siamo pronti a tutto per lui: «Fammi condividere la tua pena; voglio essere il fratello di Cristo crocifisso»; eppure quando ci viene rivolta una minima osservazione o ci sentiamo feriti da una mancanza di riguardo, come facciamo in fretta a dimenticare che questo è il momento di condividere con lui le sue offese e le sue sofferenze”. Gesù La vita di Madre Teresa ha un centro di gravità attorno al quale il suo cuore gira irresistibilmente. Questo polo di attrazione è Gesù. È profondamente innamorata di Lui e lo ama di un amore appassionato. Per Lui vive e lotta. Così afferma: “Non temo né mi vergogno di dire che sono innamorata di Gesù, perché Egli è tutto per me”. Solo questo amore appassionato spiega, infatti, la sua passione di servire i poveri, la sua dedizione incondizionata a soccorrere ogni persona invalida, la sua tenerezza verso i più emarginati della nostra società: lebbrosi, malati di Aids, appestati e moribondi. In ciascuno di essi, infatti, lei vede il suo amato Gesù. Il Cristo è al centro della vita della “santa di Calcutta”: “L’avvenimento più importante che ho vissuto nella mia vita è stato l’incontro con Cristo. Egli è il mio sostegno e la mia vita”. Madre Teresa invita ciascuno a creare un legame indistruttibile con Gesù: “Sii una cosa sola con lui, congiunta a lui e unita a lui in modo che nulla, assolutamente nulla, possa strapparti dall’amore di Cristo. Egli appartiene a te e tu appartieni a lui. È semplicemente così. Accetta qualunque cosa egli dona e dona qualunque cosa egli prende con un largo sorriso”. Bisogna svuotarsi per lasciar posto a Gesù: “Lavorate per Gesù e Gesù lavorerà per voi. Più dimenticate voi stessi, più penserà a voi. Più vi distaccate da voi stessi, più Gesù si attaccherà a voi. Ponetevi completamente sotto l’influsso di Gesù, cosicché nella vostra mente pensiate i suoi pensieri, compiate le sue opere per mezzo delle vostre mani”. Madre Teresa si rende conto che molti non capiscono l’origine della sua opera: “Tutto quello che facciamo – le preghiere, il lavoro, la sofferenza – è per Gesù. Le nostre vite non hanno ragione né motivazione alcuna al di fuori di Lui. Noi serviamo Gesù ventiquattro ore su ventiquattro. Tutto quello che facciamo è per Lui, ed è Lui che ci dà la forza di farlo. Gesù è la spiegazione della nostra vita”. Madre Teresa invita ad accogliere pienamente Gesù nella propria vita: “Gesù ci ha scelto per sé, gli apparteniamo. Dobbiamo essere convinti di tale appartenenza da non permettere che nulla e nessuno ci separi dal suo amore… Sono convinto dell’amore di Cristo per me? E del mio per Lui? Questa convinzione è come la luce del sole che fa scorrere la linfa della vita e fa fiorire le gemme della santità”. Don Vito (continua nell'area riservata) |
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