Per il cristiano la preghiera non può essere un semplice impegno temporaneo, un’esperienza sporadica e gratificante sul piano emotivo e psicologico. La preghiera non è nemmeno un’«attività» accanto ad altre, sia pure ritenuta la più nobile e importante. Essa è «il respiro, il grido dell’anima, la realtà che sostanzia la nostra stessa vita rendendola un’incessante liturgia “per Cristo, con Cristo, in Cristo”… Dono da accogliere e arte da apprendere, tesoro da custodire e seme da gettare nel solco perché possa germogliare e dare frutto, la preghiera può anzitutto essere considerata un appuntamento d’amore. In quanto tale, richiede che il cuore sia sempre pronto come una festa di nozze» (A. M. Canopi).
Per pregare veramente bisogna non desiderare altro bene al di sopra di Dio e della sua volontà, poiché la preghiera è autentica quando tutto il nostro essere è proteso al Signore ed esprime verso di lui non timore servile, ma amore filiale.
Spirito Santo
La preghiera richiede innanzitutto l’umiltà di mettersi in ascolto dello Spirito che abita in noi, per seguirne docilmente le ispirazioni e accoglierlo quale Maestro di orazione. La preghiera prima di essere un’opera nostra, è più radicalmente un dono, è lo Spirito Santo effuso nei nostri cuori che ci fa rivolgere a Dio chiamandolo “Abba, Padre” e ci permette così di entrare in un dialogo amoroso, fiducioso e familiare con Dio.
L’unica cosa essenziale che il cristiano deve domandare nella preghiera, con la certezza di essere esaudito, è lo Spirito Santo (cfr. Lc 11,13). “Se solo sapessi – scrive M. el Meskin – che è lo Spirito Santo quello che infonde l’amore nel cuore, che insegna l’umiltà, che fa dono della pace del cuore, che rinsalda la tua fede in Dio e la tua speranza nella vita eterna, che illumina il tuo sguardo perché tu possa discernere la verità e la volontà di Dio, che infiamma il cuore con lo Spirito della preghiera, che ti incoraggia a restare vigilante con una forza e uno zelo che sorpassano le possibilità della carne! Allora ti renderesti conto del frutto prezioso che puoi raccogliere dalla preghiera. È questo il segreto nascosto dietro l’insistente invito di Gesù a pregare: il valore della preghiera consiste nell’acquisizione dello Spirito Santo, senza il quale l’uomo non vale nulla”. La preghiera quindi è la regola più importante nella vita spirituale, è il segreto per una crescita spirituale feconda.
Lo Spirito Santo risponde subito al tuo appello, per poco che tu lo invochi con cuore sincero, pieno di fede e semplicità. È sufficiente che lo inviti a venire – come farebbe un bambino semplice ed innocente – perché egli ascolti e risponda. Lo Spirito Santo viene nel cuore che è pieno di una fede semplice e fiduciosa nella misericordia di Dio. La preghiera è l’occasione per Dio di riversare il suo Spirito d’amore nel tuo cuore. Una volta riversato, questo Spirito agisce nel tuo cuore e vi produce i suoi molteplici effetti: comincia con lo svelare il peccato, quindi lo condanna, e infine lo rimette (M. el Meskin).
Isacco di Ninive così scrive riguardo allo Spirito Santo: “Quando lo Spirito stabilisce la sua dimora nell’uomo, questi non può più smettere di pregare, perché lo Spirito non cessa di pregare in lui: dorma o vegli, la preghiera non cessa in lui; mangi o beva, dormi o lavori, il profumo della preghiera esala spontaneamente dal suo cuore… prega in ogni momento. Anche il silenzio in lui è preghiera e i moti del suo cuore sono come una voce che silenziosa e segreta canta, canta per Dio”.
Gesù
Al centro e alla sorgente della preghiera cristiana c’è Gesù, la sua preghiera, i suoi insegnamenti, la preghiera a lui indirizzata e, soprattutto, quella da lui insegnata ai suoi discepoli da rivolgere al Padre nostro che è nei cieli.
La preghiera di Gesù è spesso silenziosa e nascosta, condotta sovente di notte, in un “solo a solo” con il Padre: essa rivela la sua figliolanza. La sua preghiera è la preghiera del Figlio che si apre con confidenza e fiducia a Dio, chiamandolo “Abba, Padre” e intessendo con lui un dialogo intimo.
La preghiera di Gesù è la sorgente della sua azione. Questo spiega perché lo troviamo sempre in preghiera prima dei momenti importanti e decisivi della sua missione: al battesimo (Lc 3,21), in luoghi deserti all’inizio della sua vita pubblica (Mc 1,35), prima di chiamare i Dodici (Mt 9,37-38), prima della promessa del primato a Pietro e del primo annunzio della passione (Mt 16,12-23; Lc 9,18-22), prima della risurrezione di Lazzaro (Gv 11,41-42), prima della passione nel Cenacolo (Gv 17), nell’orto del Getsemani (Lc 22,40-42). Allo stesso modo, del resto, Gesù continua a pregare ora per il compimento del piano del Padre (Rm 8,34; Eb 7,25).
Gesù è maestro di preghiera non solo attraverso l’esempio, ma anche attraverso la parola e l’insegnamento: bisogna pregare sempre, senza moltiplicare le parole come i pagani (Mt 6,7-8.32); nel nascondimento e nei luoghi appartati e segreti, senza lasciarsi guidare dallo spirito di ostentazione e dal desiderio di apparire, come è nel caso degli ipocriti farisei (Mt 6,5-6); e con costanza e perseveranza, senza lasciarsi mai vincere, nella prova, dallo scoraggiamento del non vedersi esauditi (Lc 11,5-8 parabola dell’amico importuno; Lc 18,1-10, parabola della vedova e del giudice iniquo; Mt 7,7-11).
Per garantire l’efficacia della preghiera ci sono delle condizioni da osservare: farla con disposizioni interiori di ricerca autentica dell’attuazione della volontà di Dio (Mt 7,21-23), di umiltà e di spirito contrito proprio di chi è pronto a perdonare i torti ricevuti (Mt 6,14; Mt 18,21-35, parabola del servo spietato), di pieno abbandono alla provvidenza, subordinando tutto alla ricerca del regno di Dio e della sua giustizia (Mt 6,25-34) e chiedendo ogni cosa nel nome di Gesù (Gv 14,13.14).
È importante che la preghiera sia fatta nel nome di Gesù: questo non significa solamente che bisogna pronunciare il suo nome nella preghiera e dire “Signore, Signore!”, ma che, uniti a lui grazie al dono dello Spirito, bisogna rivestirsi dei suoi desideri, dei suoi sentimenti e atteggiamenti interiori più profondi, di tutta la sua persona, per essere disponibili totalmente, come lui, a compiere la volontà del Padre, per andare, attraverso di lui, in lui e con lui al Padre (M. Costa).
Il culmine della preghiera cristiana è quello che Gesù ha indicato nel momento dell’agonia: “Padre non la mia, ma la tua volontà”. Ogni educazione alla preghiera deve condurre l’uomo a consegnarsi nelle mani di Dio con fiducia e amore.
Don Vito
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