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LITURGIA, SALVEZZA NEL PRESENTE

Carissime...
siamo arrivati alla Circolare di giugno-luglio 2010; il tempo passa, siamo in pieni Esercizi Spirituali, abbiamo già vissuto i corsi di Loreto e Carini, e San Giovanni Rotondo è alle porte proprio mentre sto scrivendo questo articolo. Preghiamo lo Spirito Santo perché prepari i cuori delle sorelle partecipanti ai vari corsi, affinché possano fare un’esperienza forte di Dio. Le sorelle, invece, che per motivi di salute, anzianità o altri problemi non possono partecipare, le ricordiamo al Signore perché le benedica tutte, lì nel luogo dove sono, come Lui sa fare. Il mese di Giugno ci fa gustare il più grande dono che Gesù ci ha lasciato, l’Eucaristia (giorno 6, solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo), e alla liturgia dedichiamo il tema della Circolare di questi due mesi. Un’altra luce che ci offre questo mese è la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù (11) e la memoria del Cuore Immacolato di Maria (12), due cuori, due amori così grandi da non riuscire nemmeno a immaginarseli, cuori che ci amano, ci attraggono, ci consolano, ci incoraggiano, sempre e ovunque. Un altro faro di luce potente, per ogni paolino e paolina, è poi, sempre in questo mese, la solennità di San Paolo apostolo (30), Patrono della Famiglia Paolina e Titolare della Società San Paolo e delle Figlie di San Paolo. E prima celebriamo il nostro caro Padre anche assieme al capo della Chiesa, San Pietro, nella solennità dei Ss. Pietro e Paolo apostoli (29).

Liturgia

La liturgia è il complesso dei segni sensibili per mezzo dei quali Dio, in Cristo, santifica l’uomo, e allo stesso tempo, la Chiesa in Cristo, rende culto a Dio (Per questa riflessione sulla liturgia vedi soprattutto: Il senso teologico della Liturgia, C. Vagaggini). La liturgia è il luogo d’incontro tra Dio e l’uomo, dove Dio scende verso l’uomo e l’uomo sale a Dio: Dio santifica la Chiesa e la Chiesa rende culto a Dio. La santificazione che Dio fa dell’anima nei sacramenti è qualcosa di profondamente reale, incide nelle radici stesse dell’essere e dell’agire dell’uomo. Nella grazia santificante che Dio ci offre c’è vera, anche se misteriosa, partecipazione alla natura divina, alla conformità con Cristo, che include in noi l’inabitazione delle Persone divine. Scrive il Concilio Vaticano II: “Ogni celebrazione

liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa, allo stesso titolo e allo stesso grado, ne uguaglia l’efficacia” (Sacrosantum Concilium 7). E continua la SC al numero 10: “Dalla liturgia dunque e particolarmente dall’Eucaristia, deriva in noi, come da sorgente, la grazia, e si ottiene, con la massima efficacia, quella santificazione degli uomini e glorificazione di Dio, in Cristo, verso la quale convergono, come è loro fine, tutte le altre attività della Chiesa… La liturgia è il culmine cui tende l’azione della Chiesa e insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù”. È fonte perché attuazione della santificazione da parte di Dio; è culmine perché attualizza il culto verso Dio. La celebrazione liturgica è luogo di una singolare esperienza religiosa, di comunione con il Signore, è sorgente e alimento di una intensa vita spirituale, guidata cioè dallo Spirito del Cristo risorto. Scrive Pio X nel 1903: “La partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa è la prima e indispensabile fonte del vero spirito cristiano”. Paolo VI, a sua volta, parla della liturgia come “la prima scuola della nostra vita spirituale”. L’esperienza liturgica è “la risposta che Cristo offre all’uomo assetato di vitalità interiore” (A. Donghi), è la manifestazione della vita trinitaria nella vita del credente.

Presenza

Attraverso la celebrazione liturgica la Chiesa non fa nient’altro che prolungare, attualizzare i gesti di Cristo. Scrive il Concilio: “Gli apostoli non dovevano limitarsi ad annunciare che il Figlio di Dio con la sua morte e risurrezione ci ha liberati… bensì dovevano attuare l’opera di salvezza che annunziavano, mediante il sacrificio e i sacramenti attorno ai quali gravitava tutta la vita liturgica” (SC 6). La liturgia è “l’annunzio delle mirabili opere di Dio nella storia della salvezza, ossia nel mistero di Cristo, mistero che è in mezzo a noi sempre presente e operante, soprattutto nelle celebrazioni liturgiche” (SC 35). E ancora: «Per realizzare un’opera così grande [della santificazione dell’uomo e del culto a Dio] Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della Messa, sia nella persona del ministro… sia soprattutto nelle specie Eucaristiche. È presente con la sua virtù nei Sacramenti, di modo che quando uno battezza è Cristo che battezza. È presente nella sua Parola, giacché è Egli che parla nella Chiesa quando si legge la Sacra Scrittura. È presente, infine, quando la Chiesa prega e loda. Lui che ha promesso: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io in mezzo a loro”» (Mt 8,20) (SC 7). La liturgia, sotto il velo dei segni sensibili, è semplicemente la continuazione e l’applicazione ai singoli individui, nel succedersi dei tempi e dei luoghi, dell’azione redentiva di Cristo. Nella liturgia, specialmente nel divino sacrificio dell’Eucaristia, “si attua l’opera della nostra salvezza” (SC 2). L’enciclica Mediator Dei più esplicitamente dice: “Nelle celebrazioni liturgiche, e in modo speciale nell’augusto sacrificio dell’altare, l’opera della nostra redenzione è veramente continuata e il suo frutto ci viene applicato. Cristo, nei sacramenti e nel suo sacrificio, ogni giorno opera la nostra salvezza: per essi continuamente Egli purifica e consacra a Dio il genere umano” (n. 29).

Incarnazione

In Cristo, durante la sua vita mortale, la divinità fu nascosta principalmente sotto il velo sensibile e materiale del suo corpo. È per questo che l’Incarnazione fu nello stesso tempo la piena manifestazione di Dio nel mondo, l’epifania di Dio, e il suo nascondimento. Nell’uomo-Dio Cristo Gesù, Dio si nasconde nello stesso tempo in cui si manifesta. Questo modo veramente sorprendente per la sapienza umana, in cui Dio ha voluto apparire nel mondo e comunicarsi all’uomo, è di incalcolabile importanza per capire i modi di fare di Dio verso gli uomini e la via che essi devono tenere per arrivare a Lui. Infatti, la via dell’Incarnazione per arrivare a Dio non solo fu imposta ai contemporanei di Gesù, ma è anche oggi l’unica via che conduce al Padre. È una legge. Si può dire, in qualche modo, che quello che fu l’umanità di Gesù per i suoi contemporanei, lo sono per noi anzitutto i sacramenti. Noi non possiamo andare a Dio che passando per queste cose, sensibili e spirituali nello stesso tempo, che sono i sacramenti, per le quali opera la potenza santificatrice di Dio. I sacramenti non sono solo simboli per richiamare in noi certe idee ed eccitare affetti e voleri. No, sono veramente strumenti, canali di grazia. E questa grazia, per mezzo di essi, ci viene comunicata da Dio, ci trasforma realmente nell’ordine dell’essere, e non solo del conoscere e del sentire. Nell’ordine dell’essere e quindi dell’agire. Sono strumenti sensibili per mezzo dei quali Dio opera in noi un essere e una vita umano-divina, che è partecipazione alla vita di Gesù. Il Cristianesimo, prima di essere un sistema di dottrine, un’etica o un’esperienza psicologica, è un avvenimento. Questo avvenimento si chiama anzitutto: Incarnazione del Figlio di Dio. Essere cristiano significa anzitutto accettare questo avvenimento, l’Incarnazione, con tutte le conseguenze che implica per le relazioni tra l’uomo e Dio: Egli si comunica a noi attraverso i sacramenti, i sacramentali, la gerarchia umana, la Scrittura. Tutte queste cose sono come il prolungamento dell’Incarnazione e, ognuna a modo suo, mette ogni credente, nel succedersi dei secoli, in contatto personale con quell’avvenimento unico della storia. È attraverso queste cose, nello stesso tempo divine e umane, spirituali e sensibili, che ogni individuo, che nel corso dei secoli si presenta per breve tempo sul “palco della storia”, può e deve inserirsi in quell’avvenimento straordinario e sempre permanente, e così vincere lo spazio e il tempo. La liturgia è la continua epifania incarnata di Cristo, come Cristo era, agli occhi della fede, l’epifania incarnata di Dio. Nella liturgia gli occhi del credente, una volta superato l’inciampo della materialità e lo scandalo dell’Incarnazione, contemplano l’epifania del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo, che il credente nella liturgia, a suo modo, vede, ascolta e tocca.

Stupore

La liturgia appare ogni volta con la natura di un “miracolo”, destinato a stupire. (I. Biffi). Valgono nella liturgia, a partire dall’Eucaristia, le parole dell’angelo a Maria: “lo Spirito Santo scenderà su di te… Nulla sarà impossibile a Dio” (Lc 1,35.37). Da questo punto di vista ogni celebrazione dovrebbe lasciare ammirati e “increduli”, tanto essa eccede ogni pensiero e desiderio della nostra natura umana. Sarebbe indice sicuro di una liturgia malata l’assenza in essa di questo genere di stupore. Il linguaggio della liturgia e la sua ritualità – scrive ancora I. Biffi – parlano e attestano la realtà di un “oltre” senza il quale sarebbero gesti e parole di un patetico folle, come sarebbe stata la maternità per Maria, la quale, consapevole di trovarsi in un “altro” mondo, si chiede: “Come avverrà questo?” (Lc 1,34). A nostra volta ci domandiamo: come può avvenire che l’acqua purifichi e faccia rinascere il cuore? Che l’olio consacri? Che il pane e il vino diventino il Corpo e il Sangue del Signore? La liturgia è sensata unicamente agli occhi e sotto lo sguardo della fede. È la fede che crea la sintonia liturgica e sa vincere lo smarrimento. Un testo della liturgia ambrosiana dice di Maria: “Nell’esiguità del suo grembo racchiuse il Signore dei cieli”; così nell’esiguità di un gesto e di un tempo liturgico, è nuovamente racchiuso e donato il Signore.

Don Vito

(continua nell'area riservata)

 

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