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SANTITÀ, PIENEZZA DELL'UOMO
| Carissime... il mese di novembre ci dà il “benvenuto” facendoci subito dono della festa dell’immensa schiera dei santi del cielo (giorno 1), i nostri amici che già gustano le dolcezze di Dio, intercedono per noi e ci esortano a vivere nella santità: tema di riflessione di questo mese. La Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti (2) ci sprona poi a pensare al tempo che passa in fretta. Quanto spesso parenti, amici, conoscenti e sorelle dell’Istituto ci lasciano per la vita eterna! Mentre li ricordiamo nella nostra preghiera, ci sentiamo anche spronati a vivere più decisamente per Dio ogni istante della nostra giornata, dedicati interamente ed esclusivamente al bene e all’amore. La festa della Dedicazione della Basilica Lateranense (9) ci fa fissare gli occhi e il cuore sulla “Chiesa, madre di tutte le Chiese”. La Chiesa è il grembo da cui siamo nati e da cui riceviamo ogni benedizione di Dio. Oltre alla Basilica Lateranense ricordiamo due Chiese a noi particolarmente care e di cui ricorre nel mese di novembre l’anniversario della Dedicazione: il Tempio di San Paolo in Alba (25) e il Santuario-Basilica minore Regina Apostolorum in Roma (29). Queste due belle Chiese ci ricordano il nostro caro Beato Alberione (26) che, sempre in questo mese, celebriamo in modo speciale. Chiediamo a Dio di essere degni figli di questo nostro Beato e a lui, nostro Fondatore, di intercedere presso il Divin Maestro perché possiamo essere veri apostoli di Gesù, come lo è stato sant’Andrea (30), e dare lode e gloria al Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’universo (21). Santo “Oggi c’è bisogno di santi” ebbe a dire una volta Paolo VI. Il Concilio Vaticano II lo ha ribadito nel capitolo quinto della Lumen Gentium che porta il titolo di “Universale vocazione alla santità nella Chiesa”, e del resto il Vangelo lo dice senza mezzi termini: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,48). Santità è “vivere secondo lo Spirito”, è un lasciarsi portare e condurre da lui, un lasciarsi da lui plasmare e trasformare secondo il modello divino. Santità è vivere riconoscendo nella nostra esistenza quotidiana i segni attraverso cui il Signore fa sentire la sua Presenza e conduce la nostra vita. |
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| Santità è vivere senza calcolo, con gratitudine e disinteresse, perché il cuore ha riconosciuto che la propria ricchezza è la relazione col Signore. Santità è vivere legando la propria vita al Signore Gesù. Santità è iniziativa e azione di Dio che ci prende in un atto d’amore e ci introduce nel suo mondo; è una proposta d’amore che la nostra libera adesione può trasformare in realtà (A. Gemma). Invitandoci ad essere santi (Lv 19,1-2; Mt 5,48) Dio non vuole altro che condividere con noi la sua vita e la sua divinità. L’unico suo obiettivo è di renderci partecipi del suo amore e della sua felicità. Caratteristico del santo è affidarsi totalmente a Dio, consegnandogli la propria libertà e tutta l’esistenza, in una logica di amore e di fede. Santo è colui che ama tutti anche i propri nemici; colui che ama ogni uomo come fratello; colui che si prodiga per chi è in necessità; colui che non accumula tesori, ma si accontenta di quello che il Signore gli dà. I santi sono semplicemente donne e uomini con qualità, difetti e problemi come gli altri, ma che prendono sul serio la sequela di Cristo. “Il santo – scrive Benedetto XVI – è colui che è talmente affascinato dalla bellezza di Dio e dalla sua perfetta verità da esserne progressivamente trasformato. Per questa bellezza e verità è pronto a rinunciare a tutto, anche a se stesso”. Il santo è colui che continuamente offre a Cristo il proprio volto perché in esso Egli possa continuare a parlare al mondo. “I santi – scrive il card. Martini – sono uomini felici, uomini che hanno trovato il loro vero centro, uomini che hanno operato la conversione dall’avere all’essere e dall’essere al dare: per questo sono stati e sono felici”. Nell’uomo tutto è concepito perché raggiunga la santità o l’unione con Dio. Per natura, ogni uomo e ogni donna, fatti a immagine di Dio e chiamati alla santità, e con il potenziale di figli di Dio, portano nel cuore quella tendenza verso la pienezza di ciò che è umano, che è la santità (L. J. Gonzáles). I santi sono uomini e donne che parlano con le loro opere buone. Sono gli adoratori del Dio vivente e gli autentici benefattori dell’umanità. Fanno risplendere la città degli uomini con la loro fantasia virtuosa. Coraggiosi, forti, instancabili, i santi sono i missionari del bene e del vero. Su di loro si riflette un raggio della santità di Cristo, della sua bontà, della sua misericordia, della sua giustizia (A. Amato). J. H. Newman, il grande convertito inglese di recente beatificato, aveva un motto “segreto” che lo guidava nella vita: “Holiness first”, la santità innanzitutto. Il cardinale G. Danneels, a un giornalista che gli snocciolava una lista di problemi che la Chiesa doveva affrontare, rispose che quei problemi erano davvero importanti, ma aggiunse: “C’è un problema che mi sta a cuore e vorrei che fosse approfondito: la santità nella Chiesa… è per me il problema di fondo; gli altri vengono dopo”. San Francesco di Sales quando si recava nelle parrocchie, ripeteva spesso una domanda: “Che differenza c’è tra il Vangelo e un santo?”. La gente rimaneva stupita e il Vescovo allora spiegava: “In pratica nessuna; il Vangelo è la musica scritta, il santo è la musica cantata”. A ognuno di noi, la galleria sterminata di santi e beati nella storia della Chiesa non fa che ripetere la celebre espressione agostiniana: “Se questi e questa hanno raggiunto la santità, perché non dovrei raggiungerla anch’io?”. Sacra Scrittura In tutte le religioni – riflette A. M. Sicari – il termine “Santo” indica Dio stesso, considerato nella sua “totale diversità” rispetto ad ogni creatura. Esso esprime la Sua assoluta trascendenza, la Sua Maestà, la Sua Inaccessibilità, il peso schiacciante della Sua Gloria, la Sua somma Perfezione, la Sua irresistibile Potenza. Al Dio riconosciuto come unico Santo (“Tu solo il Santo…” nel Gloria della Messa), ogni uomo deve l’Adorazione (cfr. Is 6,1-8 e Ap 4,1-11). Nella rivelazione biblica, il Dio santo si è progressivamente manifestato come Amore Trinitario, come vita traboccante che dal Padre fluisce infinitamente nel Figlio e nello Spirito. Dando origine alla creazione e plasmando l’uomo “a sua immagine e somiglianza” (Gn 1,26), Egli ha anche aperto, per amore, un accesso alla sua Santità. Nel tempo dell’Antica Alleanza, Egli si è scelto un popolo particolare come sua proprietà, affidandogli nuovamente il dono e il compito della santità: “Siate santi per me, perché io, il Signore, sono Santo e vi ho separato dagli altri popoli perché siate miei” (Lev 20,26). Nel tempo della Nuova Alleanza, infine, Egli ha mandato tra noi il suo Divin Figlio: “L’Essere santo” nato da Maria Vergine (Lc 1,35), è stato conosciuto e creduto dai suoi discepoli come il Santo di Dio (Gv 6,69). Egli si è così rivelato come “Colui che il Padre ha santificato e ha mandato nel mondo” (Gv 10,36): “Il Santo Servo Gesù” (At 4,27), “Il Santo e il Verace” (Ap 3,7), “Il Sacerdote che ci occorreva: Santo” (Eb 7,26). Prima di ritornare al Padre, Gesù ci ha insegnato a “santificare il suo nome” (Mt 6,9) e ci ha affidato alla custodia del Padre pregandolo per noi: “Padre Santo, custodisci nel tuo Nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come Noi” (Gv 17,11). Dopo averci promesso l’acqua viva del suo Spirito (cfr. Gv 7,37-39), lo ha effuso su di noi (cfr. Gv 20,22 e At 2) come Spirito di santificazione (Rm 1,4). Santa, perché assemblea di santificati (cfr. At 20,32 ecc.), è la Chiesa, costruita come tempio santo (Ef 2,21), dove vivono i figli adottivi di Dio che ricevono dallo Spirito la grazia di poterlo chiamare “Abba, Padre” (Rm 8,15). A rendere santa la Chiesa è l’amore con cui Cristo “l’ha amata e ha dato se stesso per lei, purificandola” (Ef 5,25ss) e edificandola come suo corpo (cfr. Ef 4,12s). Vocazione e compito della Chiesa è pertanto “di comparirgli dinanzi tutta gloriosa, senza macchia né ruga né alcunché di simile, ma santa e immacolata” (Ef 5,27). Cristo Cristo è la vita del santo (cfr. Fil 1,21): “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). L’essere santi è vivere, per mezzo della potenza dello Spirito, un’esistenza di profonda unione con Cristo: lasciar fluire la vita di Cristo in noi e rispondere alla sua chiamata. La prima cosa che un santo ci insegna, sempre, è rivolgere lo sguardo a nostro Signore Gesù Cristo. Il santo ci invita a non passare troppo frettolosamente oltre questa contemplazione, ma ad addentrarci in essa, per ricevere la luce e la forza che rinnovano il nostro essere a somiglianza di Cristo nel quale si è reso visibile l’essere stesso di Dio (R. Gambalunga). Tutto l’itinerario di santificazione non è che un processo di conformazione a Cristo. Il vero fine della vita spirituale consiste in una progressiva apertura all’azione del Signore per vivere di Lui, per Lui, come Lui: per divenire Lui. Lo Spirito Santo è detto, ed è, “Spirito santificatore” soprattutto perché opera la nostra filiazione adottiva facendoci figli nel Figlio, cioè plasmandoci ad immagine di Gesù e conformandoci a lui, nello spirito e nel cuore, nei pensieri e nei desideri, nelle parole e nelle azioni (A. Pigna). Don Vito (continua nell'area riservata) |
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