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BEATO GIOVANNI PAOLO II

Carissime...

innanzitutto ringrazio Dio, i Superiori e voi tutte per avermi dato ancora una volta fiducia per il servizio di Delegato. Da parte mia cercherò di fare tutto quello che potrò, con l’aiuto del Signore, per far crescere l’Istituto verso Dio, alla luce della vocazione paolina, all’interno della Famiglia Paolina, con l’identità propria delle Annunziatine. Siamo nel mese di maggio, mese mariano, che ci dà l’opportunità di approfondire la nostra relazione con Maria. La festa della Visitazione della Beata Vergine Maria (giorno 31) ci invita a cantare, insieme a lei, il Magnificat al Signore perché possiamo vivere con gioia e pace questo tempo pasquale e fare esperienza della vita piena che ci viene dal Signore Gesù. Altro appuntamento importante di questo mese è la festa del Buon Pastore (15) che ci permette di ricordare e pregare, nel giorno della loro festa, per le nostre sorelle Pastorelle, impegnate a portare Gesù nelle parrocchie con lo spirito del nostro Fondatore. Il Buon Pastore è Colui che dà la vita per le sue pecorelle, rivelando così un cuore pieno di amore e di misericordia, così come ricorda anche suor Faustina Kowalska che con Gesù ha avuto intime comunicazioni raccolte nel suo Diario. È stato Giovanni Paolo II a portare agli onori degli altari suor Faustina ed è stato lui che ha anche stabilito che la 2a domenica dopo Pasqua la Chiesa celebri la festa della Divina Misericordia. E proprio nella ricorrenza di questa festa, il 1° maggio, Papa Wojtyla sarà beatificato. A lui dedichiamo la riflessione di questo mese.

Vita

Karol Wojtyla nasce a Wadowice, a 50 chilometri da Cracovia, il 18 maggio 1920. Dopo il liceo, orfano di madre, si trasferisce con il padre a Cracovia per frequentare la locale facoltà di Filologia. In piena occupazione tedesca, dopo aver lavorato in una cava di pietra e nella fabbrica Solvay, lascia l’università e nel 1942 entra nel seminario di Cracovia. Ordinato sacerdote il 1° novembre 1946, completa a Roma la sua formazione teologica con la laurea in Teologia. Nell’estate del 1948 rientra in Polonia e inizia il suo ministero sacerdotale.

 

Nel 1958, dopo alcuni anni di insegnamento nel Seminario Maggiore di Cracovia e nella facoltà di Teologia di Lublino, viene consacrato vescovo ausiliare della sua città. Partecipa attivamente ai lavori del Concilio Vaticano II e nel gennaio 1964, a soli 44 anni, Paolo VI lo nomina arcivescovo. Nel 1967 gli giunge la successiva nomina a cardinale. Dopo il brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I, il 16 ottobre 1978 viene eletto Pontefice. Il pontificato di Giovanni Paolo II è segnato da alcuni gesti altamente simbolici, tra cui, in particolare, la visita alla chiesa luterana di Roma (11 dicembre 1983) e alla sinagoga di Roma (13 aprile 1986), la giornata di preghiera per la pace con i capi di tutte le religioni ad Assisi (27 ottobre 1986) e la richiesta di perdono da parte della Chiesa cattolica per le mancanze commesse dai cattolici nel corso della storia (12 marzo 2000). Il desiderio di essere annunciatore del Vangelo ha portato Papa Wojtyla a compiere numerosissimi viaggi: 104 fuori dell’Italia e 146 nelle diverse città italiane, alcune delle quali visitate più volte. Sulla scia di Paolo VI è stato un appassionato costruttore di pace, sia con alcuni viaggi particolarmente difficili come quelli in Argentina e in Gran Bretagna nel 1982, a Sarajevo e in Libano nel 1997, che con due importantissimi interventi all’Organizzazione delle Nazioni Unite a New York nel 1979 e nel 1995, e non ultimo, l’accorato appello a Saddam Hussein perché fosse evitata la guerra nel gennaio 1991 (A. Cazzago).

Vocazione

Il giovane Wojtyla ha incontrato Gesù e la bellezza del cristianesimo attraverso dei volti. Primo fra tutti, il volto del padre. Racconta infatti lui stesso: “Mi capitava di svegliarmi di notte e di trovare mio padre in ginocchio, così come in ginocchio lo vedevo sempre nella chiesa parrocchiale. Tra noi non si parlava di vocazione al sacerdozio, ma il suo esempio fu per me in qualche modo il primo seminario, una sorta di seminario domestico”. Un’altra figura importante nel cammino spirituale di Wojtyla è stato Jan Tyranowski, un uomo di alta spiritualità, che lo ha introdotto alla lettura dei grandi mistici carmelitani san Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, e all’incontro con il Trattato della vera devozione alla Santa Vergine di san Luigi Maria Grignion de Montfort, attraverso il quale ha compreso più profondamente il legame tra Maria e Cristo e da cui ha tratto il suo motto di affidamento mariano “Totus Tuus”. Scrive Wojtyla: “Alla mia coscienza… si manifestava sempre più una luce: il Signore vuole che io diventi sacerdote. Un giorno la percepii con molta chiarezza: era come un’illuminazione interiore che portava in sé la gioia e la sicurezza di un’altra vocazione. E questa consapevolezza mi riempì di una grande pace interiore”. E ancora: “Guardando indietro e ricordando quegli anni della mia vita, vi posso assicurare che vale la pena dedicarsi alla causa di Cristo e, per amore a lui, consacrarsi al servizio dell’uomo. Vale la pena dare la vita per il Vangelo e per i fratelli”.

Viaggi

Al termine della sua prima messa d’insediamento, mentre il Te Deum riempiva piazza San Pietro, stravolgendo il protocollo scese i gradoni della Basilica con la croce in mano, come fosse il bastone di Mosè, per abbracciare alcuni ammalati sulle carrozzelle, incurante della confusione fra gli addetti alla sicurezza e senza guardare cardinali, re, governanti e capi di Stato. Pochi giorni dopo si capì che quella era la cifra del suo pontificato: “Voglio andare da tutti, da tutti coloro che pregano, dal beduino nella steppa, dalla carmelitana o dal monaco cistercense nei loro conventi, dal malato al suo letto di sofferenza, dall’uomo attivo nel pieno della sua vita, dagli oppressi, dagli umiliati… dappertutto… vorrei oltrepassare la soglia di tutte le case… e portare ovunque una parola di conforto, di incoraggiamento, di speranza”.
Tutto cominciò con l’invito a recarsi in Messico. “E il Santo Padre – scrive il suo segretario don Stanislao Dziwisz – accettò. Immediatamente. Diceva: non possiamo aspettare i fedeli in piazza San Pietro, bisogna andare da loro. E poi, quante persone hanno la possibilità di venire a Roma per incontrare il Papa? Riteneva perciò che fosse dovere anzitutto del Papa, e della Chiesa, cercare l’uomo, come faceva Cristo, che percorreva la Terra e insegnava”. E così ha fatto instancabilmente nei suoi 27 anni di missione, accolto sempre da folle immense nei quattro angoli del pianeta. Si calcola che i chilometri che ha percorso equivalgono a tre volte la distanza tra la terra e la luna e a circa 30 volte il giro del mondo. E questo perché ognuno sapesse e potesse dire: “il Papa è venuto da me, è venuto proprio per me”. Questo lo dimostrò quando volle andare perfino in un paese dell’ex Urss dove, in un territorio immenso, vivevano solo 120 cristiani (A. Socci).

Valori

La lotta per difendere la vita dell’uomo dal concepimento fino alla morte naturale caratterizza tutto il pontificato di Giovanni Paolo II: “Ogni vita umana – dal momento del suo concepimento e durante tutte le fasi seguenti – è sacra, perché la vita umana è creata a immagine e somiglianza di Dio. Niente supera la grandezza e la dignità della persona umana… L’aborto è una grave sconfitta dell’uomo e della società civile. Con esso si sacrifica la vita di un essere umano a beni di valore inferiore”. Il suo è un pontificato a servizio dei poveri: “Ho fatto e faccio mia l’opzione per i poveri, mi identifico con essa… sento pesare su di me, come successore di Pietro, la responsabilità di non lasciare nulla di intentato per servire la causa della giustizia e della solidarietà tra i figli di una stessa patria e tra le nazioni, in vista di un domani migliore… quando migliaia di milioni di uomini mancano di cibo, quando milioni di bambini ne vengono irrimediabilmente segnati per il resto della vita, mentre migliaia di essi muoiono, io non posso tacere, noi non possiamo restare silenziosi e inerti”. Il Papa alza la voce anche contro la violenza che opprime molti paesi. Egli si fa sentire anche in Sicilia, ad Agrigento, quando si rivolge agli uomini della mafia: “Dio ha detto una volta: non uccidere! Nessun uomo, nessuna associazione umana, nessuna mafia può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio… Nel nome di Cristo, crocifisso e risorto, di Cristo che è via, verità e vita, mi rivolgo ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio”.

Don Vito

(continua nell'area riservata)

 

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