Home| Chi siamo| Cosa facciamo| Perchè siamo nate | Spiritualità| La nostra storia | Libreria| Fondatore|Famiglia Paolina| Preghiere |Archivio|Album | Links | Scrivici | Area Riservata |Webmail | Mappa del sito

 

LA PAROLA DI VITA

Carissime ... siamo nel mese di novembre, mese pieno di festività liturgiche e di impegni d’Istituto. La Solennità di Tutti i Santi (giorno 1) e la Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti (2) ci fanno puntare gli occhi al Cielo, all’aldilà: da una parte per pregare per tutti coloro che ne hanno bisogno e ancora attendono per entrare nel regno santo di Dio, dall’altra per contemplare lo splendore della vita del Cielo, dei santi, degli angeli, della Madonna e della Trinità santissima. Ci uniamo a tutti loro anche noi e con grande desiderio attendiamo la patria beata, impegnandoci allo stesso tempo fin d’ora a vivere come cittadini del cielo in questa stupenda creazione di Dio. La festa della dedicazione della Basilica Lateranense (9), come pure gli anniversari della dedicazione del Tempio di San Paolo in Alba (25) e del Santuario-Basilica Minore “Regina Apostolorum” in Roma (29), ci ricordano della nostra appartenenza alla santa Chiesa, Madre che ci ha dato i natali con il Battesimo e verso cui nutriamo profondo amore e immensa gratitudine. E proprio in questa bella Chiesa è nato uno dei suoi amati figli, il nostro caro padre, il Beato Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina, di cui celebriamo la festa in questo mese (26). Per sua intercessione chiediamo a Maria, Madre della Chiesa, di condurre al Tempio, nella ricorrenza della sua “Presentazione” (21), anche tutti noi della Famiglia Paolina, per consegnarci a Dio e rinnovare con tutto il cuore la nostra consacrazione a Lui per amarlo e servirlo sempre meglio. Al Signore Nostro Gesù Cristo, Re dell’Universo (20) vada tutta la gloria e la lode nei secoli eterni. Celebreremo inoltre in questo mese altre due ricorrenze: la festa dell’apostolo Andrea (30) e l’inizio del periodo di Avvento (27), tempo liturgico che ci mette in cammino verso Betlemme, dove accoglieremo con gioia la venuta del nostro Salvatore-Bimbo Gesù. In questo mese l’Istituto vivrà poi alcuni appuntamenti per i quali vogliamo pregare il Signore affinché mandi abbondanti grazie: il Corso sulla Comunicazione che si svolgerà ad Ariccia dal 4 al 6, e il Consiglio Nazionale, con il relativo “spoglio” delle schede di consultazione e l’elezione delle varie Responsabili, che si terrà dal 24 al 27. Chiediamo a voi, care sorelle, di pregare perché tutto si svolga secondo la santa volontà di Dio. L’anno 2011, dedicato alla Parola di Dio, volge al termine: questo mese vogliamo trattare ancora il tema della Sacra Scrittura.
Circolare di novembre

Bibbia

Narra un’antica tradizione rabbinica che, per ogni persona che la mangiava, la manna acquistava sapori diversi. Così era pane fragrante e nutriente per il giovane, latte per l’infante, dolce miele per l’anziano. Ma per tutti la manna era comunque cibo vitale, risorsa per il cammino. La manna è figura della Parola di Dio che ha gusti diversi e risposte appropriate per chiunque si metta sinceramente in ricerca e in ascolto. La Parola incontra ogni persona nei desideri profondi del suo cuore. Per chi si avvicina alla Bibbia con una domanda di conoscenza, essa offre la sua luce e lo splendore del suo patrimonio di sapienza. Per chi cerca le parole da dire a Dio essa diventa una sorta di “suggeritore” discreto e convincente, che offre quindi le espressioni meno inadeguate possibili da rivolgere a Colui cui non si sa come sia conveniente rivolgersi. Per chi cerca un sostegno per la fede, è un fuoco che riscalda e rallegra (P. R. Scalabrini). La Sacra Scrittura richiede che si accosti a lei un “uomo di desideri” (Origene), un uomo cioè che desidera veramente conoscere il Signore per aderire a lui, amarlo e compiere la sua volontà. Per dirla con Agostino: “Diffondesti il tuo profumo, e respirai e ora anelo a te; gustai, e ora ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace”. La grazia di Dio si effonde sull’uomo attraverso la Parola del Signore: “Non vi è che un fiume che sgorga dal trono di Dio, ed è la grazia dello Spirito Santo e questa grazia dello Spirito è racchiusa nelle sante Scritture” (Girolamo). Uomini come Gandhi scoprirono la ricchezza della Parola di Dio e la consigliarono: “Quando lessi i Vangeli e arrivai al Sermone della Montagna, cominciai a cogliere in profondità l’insegnamento cristiano. L’insegnamento del Sermone della Montagna riecheggiava qualcosa da me appreso durante l’infanzia, qualcosa che sembrava appartenere al mio essere e che mi pareva di veder attuare nella mia vita di ogni giorno… Dissetatevi profondamente alle fonti del Sermone della Montagna”.

Ricchezza

Il cristiano è un discepolo del Vangelo, un appassionato della Parola di Dio. Sta in ascolto costante del suo Maestro e non si stanca mai di leggere e rileggere quello che lui ha detto e quanto lui ha fatto. Vi scopre sempre nuovi tesori. Così scrive il diacono Efrem, chiamato “la cetra dello Spirito Santo” perché dalla sua bocca le parole fluivano con la dolcezza e l’armonia di un canto: “Chi è capace, Signore, di cogliere tutta la ricchezza di una sola delle tue parole? È molto più ciò che ci sfugge di quanto riusciamo a comprendere… Il Signore ha colorato la sua Parola di bellezze svariate, perché coloro che la scrutano possano contemplare ciò che preferiscono. Ha nascosto nella sua Parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla… La sua Parola è un albero di vita che da ogni parte ti porge dei frutti benedetti. Essa è come quella roccia aperta nel deserto, che divenne per ogni uomo una bevanda spirituale”. La Bibbia è un dono e una ricchezza per tutti gli uomini. Scrive san Gregorio Magno: “La Parola di Dio è tale, per i suoi misteri, da impegnare l’ingegno delle persone colte, mentre con la sua semplicità è capace di confortare gli umili. Con il suo significato manifesto è in grado di nutrire i piccoli, mentre la sua profondità è tale da riempire di ammirazione gli spiriti più elevati. Direi che è come un fiume così basso che lo può attraversare un agnello, così profondo che vi può nuotare un elefante”. E continua ancora dicendo che la Sacra Scrittura “esercita i forti con le sue parole più oscure, e attrae i semplici con il suo umile linguaggio; non è così oscura da incutere timore né così chiara da deludere; non annoia chi la frequenta, anzi, quanto più uno la medita tanto più la ama. Con le sue semplici parole invoglia l’animo di chi legge e con i suoi sublimi significati lo eleva”. La Parola di Dio porta ogni tipo di beneficio all’uomo, il rimedio a ogni difficoltà, la guarigione di ogni malattia spirituale, perché “la Parola ha la potenza di guarire tutto… e qualsiasi cosa di cui si possa dire che c’è bisogno, questa è contenuta nella potenza della Parola” (Origene). La Parola è una medicina che guarisce ogni forma di malattia: “Ogni parte della Scrittura è divinamente ispirata e utile, e proprio per questo è composta dallo Spirito Santo affinché, come in un ospedale aperto a tutte le anime, noi uomini possiamo ricevere ciascuno il medicamento appropriato al suo male particolare” (Basilio).

Ascolto

“Ascoltare” è una delle parole che maggiormente ricorrono nell’Antico Testamento: ben 1153 volte. “Ascoltatelo” è anche l’invito che il Padre rivolge ai discepoli nei confronti del Figlio suo, Parola pronunciata da tutta l’eternità (cfr. Mt 17,5). Gesù stesso afferma che le sue pecore ascoltano la sua voce e lo seguono (cfr. Gv 10,16.27).
L’uomo che presta attenzione – riflette V. B. Mata – può udire le voci della natura, dei fiori, degli alberi, delle pietre e dell’acqua. Egli è soprattutto aperto al gemito e al sorriso, al grido e alla speranza dei suoi fratelli e, in sommo grado, alla Parola di Dio. Questa può riempire completamente tutti gli spazi della sua vita e colmare il suo silenzio con una voce che nessuno può spegnere. L’uomo deve vivere in ascolto della Parola di Dio, non solo di tanto in tanto, ma ad ogni istante; non solo in un periodo determinato, ma in ogni tempo e luogo. L’ascolto della Parola deve segnare il ritmo della sua vita. La Parola è luce, consolazione, alimento e guarigione. Di essa ha bisogno per vivere più del pane che si porta alla bocca ogni giorno. Senza la Parola di Dio regnano la tristezza, la malattia e la morte. La Parola esige tutta la capacità di attenzione dell’uomo, tutta la sua concentrazione. Infatti è impossibile udire Dio quando si vive distratti, alienati, pieni di progetti, attirati da mille altre voci. Per poter udire Dio sono necessarie due condizioni: mantenere il silenzio e avvicinarsi a lui. Poi bisogna avere un cuore ben disposto. Bisogna ascoltare Dio come si ascolta chi si ama! Nell’ascolto si impegna tutto l’essere. Dio si ascolta totalmente. Non solo in ciò che mi garba, non solo nelle cose che mi sono favorevoli né in ciò che amo o mi piace. Non si può fare una selezione della Parola di Dio, dove scelgo ciò che mi va e respingo ciò che non mi piace. Tutto ciò che Dio ha detto merita d’essere ascoltato, tutto merita la stessa venerazione e lo stesso rispetto. Tutte le parole che escono dalla sua bocca sono vita per l’uomo, tutte lo conducono al cielo.
“Se ascolterai attentamente la voce del Signore… verranno su di te tutte queste benedizioni” (cfr. Dt 28,1-14). Tutti i beni dell’esistenza umana sono promessi nella Parola di Dio. Se Israele l’ascolta e la custodisce, la sua vita sarà felice, dormirà in pace. Tutto andrà per il meglio: la terra darà frutti, il bestiame sarà fecondo. Non ci sarà nel mondo intero una nazione benedetta al pari di Israele. Il Signore offre vino e latte, acqua e miele, fa mille promesse d’amore e di vita a una condizione: che si ascolti la sua Parola. Chi l’ascolta, vivrà. La vita è un dono di Dio: non si compra, viene data; non si paga, viene offerta. Perché spendere tutto ciò che si ha per comprare ciò che non sazia, per comprare ciò che non è pane né acqua, quando Dio dà tutto gratuitamente (cfr. Is 55,1-3)? Egli grida a noi tutti: “Venite a me, udite, e la vostra anima vivrà”. Se l’uomo non ascolta, cammina verso la morte. Se Dio non è con lui, né la vita più lunga e felice, né tutto il potere del mondo valgono qualcosa, tutto diventa “vanità”. Se Dio è presente, tutte le benedizioni sono con lui, perché Egli è la benedizione maggiore di tutte. E Dio sta con colui che ascolta la sua Parola. La Parola compie meraviglie in coloro che l’ascoltano: li rende figli (cfr. Gv 1,11-12), li introduce nella famiglia divina, li colma di felicità.
Uno dei frutti più belli dell’ascolto della Parola è la discesa dello Spirito Santo: “Pietro non aveva ancora finito di dire queste parole che lo Spirito Santo discese su tutti quelli che ascoltavano la parola” (At 10,44). L’ascolto prepara il cuore, Dio lo apre e lo Spirito si effonde come pioggia benefica, fa comprendere la Parola e pone il canto sulle labbra e la lode nell’anima. La parola di verità è udita e le viene dato ascolto, si crede nel Signore Gesù che essa annuncia. E il Padre ratifica quest’adesione al Figlio in un modo insospettato: segna il credente con un Sigillo indelebile, lo mette a parte come cosa sua. Chi segue Gesù e ascolta la sua parola non è più relegato nel sepolcro (cfr. Gv 5,24), non è più condannato a passare l’eternità sotto una pietra tombale. La parola lo desta dal suo sonno, scioglie i lacci della morte, lo trasporta nel regno dei vivi. Questo è il “premio” concesso a quelli che fanno dell’ascolto il fondamento della loro vita. Chi ascolta la sua parola non morirà in eterno. Questa è la sua promessa. Una vita eterna attende chi ascolta! Così tanto per così poco! Come se la promessa di non “gustare la morte” non bastasse, Gesù ci fa un’altra non meno straordinaria promessa: chi ascolta e custodisce la sua parola diventerà dimora del Dio vivente: “Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e verremo a lui e faremo dimora presso di lui” (Gv 14,23).

Don Vito

(continua nell'area riservata)

 

Parola del Fondatore | Parola del Papa | Studio | Recensioni | Articoli