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DIO ESISTE


Carissime ... siamo nel mese di ottobre, mese mariano. Ricordando la memoria della Beata Vergine Maria del Rosario (giorno 7), a lei ci rivolgiamo affidandole questo mese perché sia pieno di amore a Dio, ai fratelli e alle sorelle. Ci accompagnano in questo mese le “due sorelline” carmelitane: Teresa di Gesù Bambino (1) e Teresa di Gesù (15), che ci invitano all’intimità con Dio, a vivere nelle braccia del Signore e gustare la bellezza dei misteri di Dio. In ottobre celebriamo altre due memorie (Francesco d’Assisi e Ignazio di Antiochia, i giorni 4 e 17) e due feste (san Luca Evangelista giorno 18 e gli apostoli Simone e Giuda giorno 28). Come Paolini abbiamo poi due importanti giornate da celebrare: la memoria del Beato Timoteo Giaccardo (22), primo sacerdote paolino, e la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Divino Maestro (30), titolare delle Pie Discepole del Divin Maestro e dell’Istituto Gesù Sacerdote. Per intercessione del Beato Giaccardo, l’obbediente e fedele compagno del Primo Maestro, chiediamo a Gesù, Divino Maestro, di essere discepoli degni della grande vocazione paolina a cui siamo stati chiamati. Il tema di questa “catechesi” è l’esistenza di Dio.

Con Dio

Oggi molte persone non sono né per Dio né contro Dio: semplicemente sono “senza” Dio. Non che essi ce l’abbiano con Dio oppure non credano che Egli esista. Dio potrebbe benissimo esistere ma, che esista o non esista, per loro non è un problema, o meglio, è un fatto che li lascia del tutto indifferenti. L’epoca attuale è il tempo dell’«assenza di Dio», il tempo in cui il problema di Dio neppure si pone. Pascal giudicava mostruosa l’indifferenza rispetto alla sorte eterna dell’uomo: “È qualcosa di mostruoso vedere nello stesso cuore e allo stesso tempo questa sensibilità per le cose futili di questo mondo e questa strana insensibilità per le cose più grandi”. Il problema di Dio, tuttavia, è oggi posto alla coscienza umana dalla necessità di dare un senso alla vita, di fondare l’agire morale, di dare una risposta agli interrogativi sulle meraviglie del cosmo e, soprattutto e nella maniera più angosciosa, è posto


dall’esistenza del male nel mondo. Scrive Benedetto XVI: “Le esperienze del passato anche non lontanoda noi, insegnano che quando Dio sparisce dall’orizzonte dell’uomo, l’umanità perde l’orientamento e rischia di compiere passi verso la distruzione di se stessa. La fede in Dio apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa, che non delude; indica un solido fondamento su cui poter poggiare senza timore la vita; chiede di abbandonarsi con fiducia nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo”.
Affrontare il viaggio della vita in compagnia della fede o senza la fede fa un’immensa differenza: “Senza Dio – scrive E. Drewermann – è come quando un bambino ha perduto i genitori in mezzo a una fiera e si aggira pieno di paure nella confusione della folla; le giostre continuano a girare, le voci degli imbonitori non hanno cessato di gridare, le ruote della fortuna non si sono fermate. Ma, nella sua angoscia, il bambino non sa da che parte dirigersi. Confuso, corre di qua e di là e non trova pace da nessuna parte. Tutte le cose gli sono indifferenti, non c’è più niente che abbia importanza. Forse succede che si sieda piangente da qualche parte e chiami il babbo e la mamma. Con Dio invece succede come se il babbo e la mamma arrivassero improvvisamente alle spalle del bambino, lo accarezzassero e lo prendessero per mano. Tutto va di nuovo bene. Non più pianti, non più grida. Questo bambino sa di nuovo dov’è il suo posto. E all’improvviso tutto torna ad acquistare la sua realtà: i venditori ambulanti con le mele rosse, il vecchio coi palloncini colorati, il venditore dei biglietti della lotteria con l’orsacchiotto giallo…”.

Ateismo

Mentre nel passato l’ateismo era un fatto “sporadico”, limitato ad alcune persone o alcuni ambienti e gruppi particolari, oggi è un fenomeno di massa, non nel senso della negazione di Dio, quanto dell’assenza di Dio. Questi “atei” sono un’immensa moltitudine che va crescendo sempre di più, in concomitanza con l’espansione della civiltà tecnica e della società del benessere. Si assiste infatti a una lenta “morte di Dio” nel cuore di milioni di uomini e di donne: sparisce o si illanguidisce il “senso di Dio” (e un segno ne è il venir meno del “senso del peccato”, del senso del bene e del male, i cui confini diventano sempre più incerti e arbitrari); il fattore religioso diviene nella vita di molti sempre meno importante; in parecchi si va affievolendo o spegnendo del tutto “l’inquietudine” religiosa; il pensiero dell’avvenire si fa sempre più problematico e incerto, e alle vecchie certezze religiose si sostituisce, se non la negazione, certo il dubbio: un dubbio che corrode dalle fondamenta tutto l’edificio religioso, fino a giungere talvolta al crollo finale con l’ateismo dichiarato (G. De Rosa). Il Concilio Vaticano II, nella costituzione pastorale Gaudium et spes al n. 19, presenta un ventaglio di motivazioni che possono condurre all’ateismo e all’indifferenza religiosa. Un altro motivo – riflette G. De Rosa – che può portare all’ateismo, è costituito dal modo in cui talvolta, nei secoli passati, sono stati presentati Dio e il cristianesimo e dalla maniera nella quale questo è stato vissuto e incarnato nella realtà sociale ed economica da alcuni cristiani. Infatti, nel passato, nel presentare Dio nel suo rapporto con l’uomo, si è insistito molto sul fatto che Dio è Padrone e Signore e che l’uomo è suo servo e gli deve sottomissione e obbedienza assoluta, ma non si è invece insistito abbastanza sul fatto che Dio è Padre, è Amore e che l’uomo è suo figlio, chiamato ad amare Dio, a partecipare alla sua divina natura e alla sua gioia eterna e, in tal modo, a trovare in lui e nell’adesione alla sua volontà e alla sua legge la perfezione del proprio essere. In altre parole, non si è insistito abbastanza sul fatto che, se chiede all’uomo obbedienza e amore, Dio non lo fa per ricevere qualcosa, ma per dare qualcosa di sé, e che perciò, aderendo a Dio, l’uomo non viene privato di qualcosa, ma piuttosto arricchito. Dio infatti non ha invidia della felicità dell’uomo e non ne vuole l’umiliazione e la sofferenza, ma la grandezza e la gioia, perché Egli è Padre, e la grandezza e la gioia del figlio sono la grandezza e la gioia del Padre.
Spesso la legge morale è stata presentata come esteriore all’uomo, a lui imposta dall’esterno per vincolarne la libertà, cosicché essa è apparsa all’uomo come una forza di costrizione spirituale, e non si è visto invece in essa la legge stessa dell’uomo, interiore a lui, perché espressione della sua natura, volta non a limitare e costringere la sua libertà, ma a liberarla dai determinismi biologici e dagli istinti; imposta, certo da Dio, autore della natura, ma per amore, affinché, mediante la legge morale, l’uomo potesse divenire più libero e quindi più pienamente se stesso. C’è stata poi una presentazione della fede cristiana che ha dato l’impressione di svalutare l’uomo e i valori naturali dell’uomo e del mondo: infatti si è posto troppo l’accento sulla vanità del mondo e delle realtà terrestri e, quindi sulla fuga dal mondo e sul disprezzo delle sue vanità, e si è parlato poco, invece, del valore religioso delle realtà terrestri, dell’impegno dell’uomo a collaborare con Dio nel portare a compimento l’opera della creazione, sforzandosi di costruire un mondo migliore, più giusto. Troppo spesso, infine, la stessa fede è stata presentata più come un insieme di verità inaccessibili alla ragione umana, da accettare con un assenso incondizionato fondato sulla testimonianza di Dio rivelante, che come un mistero di salvezza, come un invito a entrare nell’intimità di Dio-Trinità e a gustarne l’insondabile mistero, e come un’adesione alla persona di Cristo, Via, Verità e Vita e alle sue “parole di vita eterna”. Questa presentazione del cristianesimo, per tanti aspetti monca e unilaterale, ha potuto far sorgere in taluni la convinzione che Dio e la religione fossero contro l’uomo e i valori umani; che l’accettazione del cristianesimo esigesse il sacrificio della ragione e della libertà e che, perciò, esso fosse nemico della ragione e della libertà umana; ha potuto far pensare ad alcuni che la fede in Dio fosse incompatibile con l’apprezzamento dell’uomo e del mondo e che perciò si dovesse scegliere tra Dio e l’uomo. Bisogna respingere come assolutamente falsa l’opposizione radicale che l’ateismo moderno pone tra Dio e l’uomo, per cui per salvare l’uomo sarebbe necessario eliminare Dio. Infatti Dio non è né il nemico né il rivale dell’uomo; al contrario, è colui che ne fonda la dignità e lo costituisce come persona. Senza Dio, l’uomo non è più “uomo”. Recidendo sé da Dio, suo creatore, l’uomo imita il boscaiolo che si siede sul ramo che vuole tagliare.

Scienza

La scienza – riflette ancora De Rosa – ha come suo oggetto d’indagine e di ricerca il mondo della natura, sia fisica che biologica (scienze fisico- matematiche e scienze naturali), il mondo della psiche (scienze psicologiche) e il mondo della società (scienze sociali). Usando un’opportuna strumentazione e formulando ipotesi di lavoro, essa cerca di conoscere il più oggettivamente possibile la natura di queste realtà, le leggi secondo cui operano, le relazioni e le interazioni che esistono tra di esse, sia per il puro desiderio di conoscere, sia per utilizzare le conoscenze scientifiche per fini pratici. Poiché il campo della ricerca scientifica è immensamente ampio, le conclusioni scientifiche non sono mai definitive, ma sempre soggette a revisioni. Ciò non significa che la scienza non dia certezze; significa soltanto che le certezze scientifiche contengono sempre un certo grado di ipoteticità, che le ricerche future potrebbero confermare o smentire. Non ci sono, cioè, in campo scientifico, certezze “assolute”. Quanto alle realtà non materiali (spirito, Dio) la scienza non può dire nulla né circa la loro esistenza né circa la loro natura, perché sono al di fuori del suo campo d’indagine e non sono raggiungibili con gli strumenti materiali e logici di cui essa si serve. Per tale motivo non si può provare scientificamente né che Dio esista né che Dio non esista. La scienza non è né atea né credente. È lo scienziato che è ateo o credente, ma non lo è perché scienziato, ma perché è un essere umano che, per motivi non scientifici, bensì di altro ordine, liberamente accetta o rifiuta Dio. Scrive il Concilio: “Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza prenderne coscienza, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono” (Gaudium et spes, 36,2).
È noto che per molti secoli le grandi anime, i grandi filosofi e scienziati che si sono inchinati a Dio sono stati la stragrande maggioranza. Anche nel secolo XVIII (il cosiddetto “secolo dei lumi”) in cui avvenne l’esplosione razionalista e materialista del pensiero, e nel secolo XIX in cui avvenne l’esplosione della ricerca scientifica, quasi tutti i più grandi scienziati erano religiosi. Di tutto ciò che la scienza ha acquisito in questi ultimi due secoli, che è molto, nulla urta con questa ipotesi di lavoro: sulla terra e fra le stelle esplorate dal calcolo e dagli strumenti, alle radici della vita e a quelle della materia, non c’è un elemento che impedisca, o almeno che sconsigli di pensare che Dio esista (G. B. Amidei). Conferma Max Planck, uno dei massimi fisici del XX secolo: “Per quanto si voglia guardare, non troviamo da nessuna parte, tra religione e scienza, una contraddizione, ma precisamente nei punti più decisivi, perfetta concordanza. La religione e le scienze naturali non si escludono a vicenda, come molti oggi credono o temono, ma si completano e si connettono reciprocamente”. Conclude lo scienziato italiano A. Zichichi: “La Logica Matematica non ha mai scoperto un teorema che negasse l’esistenza di Dio. E non c’è una sola scoperta scientifica che possa portare alla negazione di Dio… Fede e Ragione sono in alleanza e portano a Dio. Scoprire una verità scientifica è come mettersi a colloquio con il Creatore… La Scienza si presenta oggi, alla cultura del nostro tempo, come il baluardo più potente per corroborare di Verità quella Fede galileiana nella natura, quale portatrice delle impronte del Creatore”.

Don Vito

(continua nell'area riservata)

 

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