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CIRCOLARE

 

AVE MARIA

 

Carissime Annunziatine...


siamo nel mese di Maggio e la mente e il cuore corrono a Maria. La Regina degli Apostoli (giorno 10) ci invita a vivere questo mese ancor più vicini a lei, formando nuovi cenacoli di Pentecoste (giorno 11), per accogliere la venuta dello Spirito e lasciarci guidare da Lui, fissare il nostro sguardo sul Cuore misericordioso di Gesù (giorno 30), che ci offre ogni giorno il dono stupendo del suo Corpo e del suo Sangue (giorno 25), affinché la nostra vita diventi una lode suprema alla Santissima Trinità (giorno 18).
Il mese di maggio è tempo di scoprire, accompagnati da Maria, le grandi opere di Dio, soprattutto l’Opera per eccellenza che ha realizzato in Maria con il suo sì: Gesù. Il Rosario è un mezzo eccellente che ci aiuta a guardare e conoscere il Signore con gli occhi e il cuore di sua Madre.


Il Rosario

Il Rosario è una delle più belle orazioni della Chiesa. Rivolge lo spirito a Gesù Cristo e a sua Madre, la vergine Maria. Il Rosario è preghiera semplice, facilmente accessibile a tutti, Non richiede doti particolari o capacità straordinarie. È la preghiera dei poveri, non solo perché è praticabile dagli umili, ma soprattutto perché insegna l’itinerario verso la semplicità e povertà di spirito.
Nella preghiera del Rosario – scrive C. Charasma – il fedele si ritrova ancora come un bambino tra le braccia della Madre. Il Rosario aiuta a conservare nella vita di fede la freschezza della fiducia e la semplicità dei bimbi, che sono le disposizioni per l’accoglienza del Regno di Dio. Non a caso i primi semplici destinatari delle apparizioni, nelle quali la Madonna raccomandava la preghiera del Rosario, erano bambini: Bernardette Soubirous a Lourdes; e Giacinta, Francesco e Lucia a Fatima.
Il Rosario è come l’ascensore di un grattacielo che sia stato utilizzato normalmente per andare solo al primo o secondo piano. Esso è una via attraverso cui il popolo di Dio fa il suo cammino verso un’esperienza sempre più piena del mistero di Cristo, alla scuola e in compagnia di Maria (D. Sorrentino).

“Semplice e profonda, riposante e destante, composita e facile, meditazione insieme e canto, visione e sentimento, pianto e inno, il Rosario – scrive don Giuseppe De Luca – è diventato per il cristiano la più cara preghiera, l’angolo di rifugio tra le noie del mondo. Nei pochi minuti che ci si apparta, o per strada o in chiesa o nel luogo del nostro lavoro, per dire il Rosario, son minuti felici e grandi”.

Suggerimenti

Il Rosario “completo” è formato da 15 decine, cioè da 150 Ave Maria (ora arricchite con altre 5 decine da Giovanni Paolo II) ad ognuna delle quali è premessa l'enunciazione di un “mistero”, cioè di un avvenimento, di un fatto della vita di Gesù o di Maria, o della Chiesa. La parola “mistero”, dice che questi fatti non sono fatti qualsiasi, ma portano dentro una carica di salvezza: sono momenti di “storia sacra” particolarmente significativi (basti pensare alla nascita di Gesù, alla sua morte, alla Pentecoste…) e in qualche modo legati anche alla mia storia personale. Anch’io sono coinvolto in questa salvezza che Gesù, figlio di Maria ha introdotto nel mondo.
L’avvicendarsi delle tre preghiere: il Pater, l’Ave e il Gloria in ogni decina – commenta D. Sorrentino – ha una sua dignità, per così dire, “architettonica”: una struttura paragonabile ad una basilica che ha una facciata, uno spazio interno con colonne e un altare con l’abside. Un po’ così con il Rosario: in ogni mistero il Pater fa da facciata e portale, introducendo il mistero di Dio e della Chiesa; le dieci Ave Maria fungono da colonne che delimitano lo spazio sacro; tutto porta alla “dossologia” modulata dal Gloria, lode alla Trinità, dove l’ammirazione contemplativa sosta adorante. Già C. Peguy paragonava i Pater e le Ave del Rosario a dei vascelli naviganti vittoriosamente verso Dio.
Il Papa nella sua lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae esorta a far seguire all’enunciazione del mistero la proclamazione di un passo biblico corrispondente. La Parola di Dio infatti essendo parola ispirata, ha una sua efficacia propria. Questa va ascoltata con la certezza che è Parola di Dio, pronunciata per l’oggi e “per me”. Sarebbe di aiuto anche avere l’opportunità di fissare contestualmente un’icona che la raffiguri, “aprire uno scenario” su cui concentrare l’attenzione. È opportuno anche che, dopo l’enunciazione del mistero e la proclamazione della Parola, ci si fermi per un congruo periodo di tempo a fissare lo sguardo sul mistero meditato, prima di iniziare la preghiera vocale.
San Luigi M. Grignion da Montfort invitava a pregare il Rosario dando il giusto tempo e il dovuto rispetto alla Madonna. Uno dei difetti in cui si cade abitualmente recitando il Rosario “è di pensare, all’inizio della preghiera, solo a terminarla al più presto. Ciò avviene perché si considera il Rosario come una pratica onerosa che grava enormemente sulle spalle… Fa pietà vedere come i più recitano il Rosario… ed allora perché meravigliarsi se dopo aver recitato mille o diecimila Rosari non si è più santi di prima? Una decina recitata con calma, ti sarà più fruttuosa di mille rosari detti in fretta senza riflessione e senza pause. Non la lunghezza ma il fervore della preghiera piace a Dio e ne conquista il cuore. Una sola Ave Maria detta bene è più meritoria di centocinquanta dette male”.
Racconta il Montfort del Beato Ermanno dei Premostratensi che “quando egli recitava il Rosario con devota attenzione, meditandone i misteri, la Vergine santa gli appariva splendente di luce e di maestosa, quanto incantevole, bellezza. Ma in seguito la sua devozione s’era intiepidita, il Rosario era detto frettolosamente e senza attenzione. Allora la Vergine gli si presentò con il volto rugoso, triste, corrucciato. Ermanno si meravigliò per tale mutamento, ma la Madre di Dio gli disse: “Mi faccio vedere così come sono attualmente nella tua anima, perché da tempo tu mi tratti da persona vile e spregevole. Dov’è il tempo in cui mi salutavi con rispettoso riguardo?”.
Nella recita del Rosario entra in funzione tutto il nostro mondo interiore: la memoria, l’intelligenza, la volontà e il sentimento: la memoria ha il compito di ricostruire i quadri delle verità contenute nei misteri; l’intelligenza riflette sulla scena proposta e ne trae gli insegnamenti; la volontà subentra per fissare un proposito che scaturisce da questo confronto: imitare la disponibilità e l’umiltà di Maria. Abbiamo, però, bisogno del suo aiuto. Ecco la preghiera insistente delle Ave Maria, accompagnata e riscaldata dal sentimento del cuore (A. Borzi).
È anche importante dire il Rosario con delle intenzioni di preghiera. Il Signore ci invita a chiedere con fiducia, a “bussare” per ottenere, purché in ogni richiesta ci abbandoniamo alla sua volontà. “Perciò – diceva il Montfort – abbi sempre di mira qualche grazia da chiedere, una virtù da imitare o una colpa da eliminare”.

Contemplare i misteri

Il Rosario, cara sorella, è meditazione che vuole portare l’orante alla contemplazione. Scrive Giovanni Paolo II: “Sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell’anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo… e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso – potremmo dire – il cuore della Madre”.
Il Rosario costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli la contemplazione del mistero cristiano. Scriveva Paolo VI: “Senza contemplazione, il Rosario è corpo senz’anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all’ammonimento di Gesù: ‘Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani...’. Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudono le insondabili ricchezze”.
Chi desidera pregare molto e bene si rende subito conto dell’aiuto provvidenziale che gli dà il Rosario: “La sua formula è così azzeccata che il raccoglimento mistico vi si realizza facilmente e, nel momento della più alta contemplazione, pur sgranando macchinalmente la corona, lo spirito si innalza e interiorizza la sua preghiera. Il Rosario ha allora raggiunto il suo scopo” (E. H. Schillebeeck).
La contemplazione non è un esercizio della mente, ma un’esperienza di essere assorti in amorosa comunione. Richiede meno pensare e più amore, meno mente e più cuore. “Beati i confratelli del Rosario quotidiano – dice il Montfort – che ogni giorno ti sono accanto [Maria], nella casetta di Nazareth o sul Calvario presso la tua croce o vicini al tuo trono in cielo, intenti a meditare e contemplare i tuoi misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi. Quanto sono felici qui in terra per le grazie particolari che prodighi loro e quanto saranno felici in cielo dove ti loderanno più particolarmente nei secoli eterni”.

 

Don Vito

(Continua nell'area riservata)

 

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